Imu della discordia: Pd e Pdl divisi su un emendamento

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Chi pensava che la fiducia riconfermata mercoledì scorso al governo Letta, lo avrebbe finalmente messo al riparo da insidie, ha dovuto fare i conti con la realtà dei fatti. Che ha ieri riproposto il canovaccio della maggioranza litigiosa, che fatica a trovare una sintesi sul tema dell’Imu.

Ad accendere nuove infuocate discussioni nelle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera è stato un emendamento, presentato dal Pd, che propone di far pagare retroattivamente la prima rata dell’Imu ai possessori di casa con rendita catastale superiore ai 750 euro. Una mossa che, secondo i democratici, potrebbe permettere di intervenire sull’aumento dell’Iva appena scattato, di potenziare lo strumento della Cassa integrazione in deroga e di destinare 50 milioni di euro al fondo per gli affitti.

L’emendamento, considerato dapprima “inammissibile”, è stato poi “ripescato” nella sua quasi totalità (rimane fuori l’opzione di intervenire sull’Iva) e verrà votato in commissione – insieme a tutti gli altri emendamenti – nella giornata di oggi. Ma a sbarrargli già la strada è stato il presidente della Commissione Finanze targato Pdl, Daniele Capezzone: “Se il Pd non ritira l’emendamento compie un atto di autolesionismo politico per tre ragioni – ha commentato – La prima: perché è un emendamento tutto punitivo verso una quota rilevantissima di contribuenti. La seconda: perché il Pd verrebbe meno a un impegno politico pubblico e solenne del governo. La terza – ha continuato Capezzone – perché si determinerebbe un problema rispetto ai trasferimenti già avvenuti agli enti locali”.

E a nutrire qualche perplessità è stato anche il presidente della Commissione Bilancio della Camera, il democratico Francesco Boccia: “La proposta avanzata dal Pd mira a una progressività della tassa ed è per questo corretta – ha ammesso – ma io credo che debba fare riferimento alla riforma che introdurrà la Service tax“. “Ora stiamo discutendo del provvedimento che riguarda la prima rata Imu, incassata in questi giorni dai Comuni come richiesto dall’Anci – ha precisato Boccia – non vanno fatti pasticci. Riaprire un dibattito sulla prima rata significherebbe creare squilibri fra i Comuni che ricevono i trasferimenti”. Un invito, neanche troppo velato, a ritirare l’emendamento della “discordia” presentato ieri dal suo partito.