Indulto e amnistia: Napolitano accende l’ultima polemica politica

Napolitano

 

Un lungo messaggio, recapitato ieri ai due rami del Parlamento per sollecitare sul problema del sovraffollamento carcerario, ha dato il là all’ultima polemica politica.

Ad inviarlo il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che è tornato a parlare dell’emergenza carceri, prendendo le mosse dalla sanzione comminata all’Italia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. “Sottopongo all’attenzione del Parlamento – ha scritto il presidente della Repubblica – l’inderogabile necessità di porre fine, senza indugio, a uno stato di cose che ci rende tutti corresponsabili delle violazioni contestate all’Italia dalla Corte di Strasburgo: esse si configurano, non possiamo ignorarlo, come inammissibile allontanamento dai principi e dall’ordinamento su cui – ha ricordato Napolitano – si fonda quell’integrazione europea cui il nostro Paese ha legato i suoi destini”.

Da qui la necessità di intervenire con misure strutturali certo, ma non solo: “Ritengo necessario intervenire nell’immediato con il ricorso a ‘rimedi straordinari’“, ha messo in chiaro l’inquilino del Colle, che ha parlato esplicitamente di indulto e amnistia. “La prima misura su cui intendo richiamare l’attenzione del Parlamento è l’indulto – ha spiegato – che, non incidendo sul reato, ma comportando solo l’estinzione di una parte della pena detentiva, può applicarsi ad un ambito esteso di fattispecie penali (fatta eccezione per alcuni reati particolarmente odiosi)”.

Una misura che, però, potrebbe non essere sufficiente. “Per quanto riguarda l’ambito applicativo dell’amnistia (estinzione del reato, ndr) – ha quindi aggiunto il capo dello Stato – ferma restando la necessità di evitare che essa incida su reati di rilevante gravità e allarme sociale, non ritengo che il presidente della Repubblica debba o possa indicare i limiti di pena massimi o le singole fattispecie escluse. La ‘perimetrazione’ della legge di clemenza – ha spiegato Napolitano – rientra infatti tra le esclusive competenze del Parlamento”. 

La rilevante riduzione complessiva del numero dei detenuti derivante dai provvedimenti di amnistia e di indulto – ha sottolineato in chiusura il presidente della Repubblica – consentirebbe di ottenere il risultato di adempiere tempestivamente alle prescrizioni della Corte europea, e insieme, soprattutto, di rispettare i principi costituzionali in tema di esecuzione della pena”.

Le reazioni al messaggio “quirinalizio” sono state, come prevedibile, assai diverse tra loro.  A definire “ineccepibile” l’intervento del presidente è stato il premier Enrico Letta, che ha detto: “Per quanto di sua competenza, nel pieno rispetto delle prerogative del Parlamento come richiamate dallo stesso presidente della Repubblica, il governo continuerà a fare di tutto per recepire le indicazioni e le sollecitazioni giunte dal capo dello Stato”.

Di tutt’altro avviso le opposizioni: “La Lega Nord è contraria a qualsiasi forma di indulto o amnistia – ha tagliato corto il segretario federale, Roberto Maroni – Il problema del sovraffollamento carcerario si risolve costruendo nuove carceri e non rimettendo in libertà decine di migliaia di delinquenti”. Più tranchant Matteo Salvini: “Napolitano dice che l’Italia è umiliata agli occhi del mondo? – ha commentato il vicesegretario della Lega – Sono gli italiani fuori dalle galere, i poliziotti e le forze dell’ordine ad essere umiliati da colui che non è il mio presidente“. 

E ad insorgere è stato anche il Movimento 5 Stelle, che ha letto nel messaggio di Giorgio Napolitano l’ultimo estremo tentativo di indicare una via d’uscita a Silvio Berlusconi“Napolitano è sotto ricatto del Pdl – ha scritto il “cittadino” Riccardo Fraccaro – Proponendo l’indulto o peggio l’amnistia diventa il padrino di un salvacondotto per Berlusconi”.

Parole che hanno raggiunto il presidente della Repubblica a Cracovia (dove si trova per un summit europeo), insolentendolo moltissimo: “Coloro i quali pongono la questione in questi termini – ha replicato stizzito il capo dello Stato – vuol dire che sanno pensare a una sola cosa e se ne fregano degli altri problemi della gente e del Paese. Quelli che dicono così – ha rimarcato Giorgio Napolitano – vuol dire che non sanno quale tragedia è quella delle carceri”.  

Ma non è tutto: “E’ lui che se ne frega delle opposizioni – ha controreplicato il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio – Da arbitro è sceso in campo ed oggi ha finalmente indossato la fascia di capitano delle larghe intese. Quando mi spiegherete a cosa è servito l’indulto di Prodi nel 2006 – ha tagliato corto il deputato del M5S – allora potremo parlarne”.