Legge Stabilità: no a aumento tasse e tagli sulla sanità

++ Letta, no aumento tasse e no tagli sanità ++

 

Quando Enrico Letta, Angelino Alfano, Fabrizio Saccomanni e Mario Mauro si sono presentati ieri sera nella sala stampa di Palazzo Chigi per illustrare ai giornalisti l’impianto generale della nuova legge di stabilità, non tutti i dettagli erano ancora stati messi a punto. Ma il premier tradiva comunque moderata soddisfazione.

“Si tratta di un passo avanti nella giusta direzione – ha detto Letta – per la prima volta, dopo tanto tempo, riusciamo a fare una legge di stabilità in cui i conti quadrano senza aumentare le tasse per i cittadini e per le imprese e senza tagli sul sociale e sulla sanità”. 

La legge, incardinata su un intervento triennale, prevede che i lavoratori pagheranno 5 miliardi di tasse in meno (nei 3 anni), così come le imprese per le quali è stata stimata una riduzione delle tasse pari a 5 miliardi e 600 milioni. La manovra prevede anche incentivazioni per le aziende che decideranno di ristrutturare o assumere e investimenti importanti in infrastrutture (che riguarderanno le ferrovie e le autostrade), oltre che il rifinanziamento per il sociale.

“Si tratta di una manovra di circa 11 miliardi e mezzo di euro nel 2014″, ha dettagliato il presidente del Consiglio, le cui coperture sono state reperite grazie ai tagli effettuati sulla spesa dello Stato e delle Regioni (3 miliardi e mezzo), alle dismissioni di alcuni immobili (3 miliardi) e ad alcuni interventi fiscali (1 miliardo e 900 milioni) i cui particolari non sono stati forniti.

Non solo: il presidente del Consiglio ha voluto marcare l’accento anche su un altro punto, quello che riguarda l’allentamento del Patto di Stabilità con i Comuni di 1 miliardo di euro che, ha spiegato Letta, permetterà agli amministratori di fare investimenti in conto capitale. “Sono soddisfatto del lavoro fatto – ha ribadito in conclusione il premier – Un lavoro che non voglio presentare in maniera roboante, ma che è un passo significativo nella giusta direzione per il nostro Paese”.

A dargli man forte il suo vice Angelino Alfano, che per l’occasione ha scomodato un’insolita metafora medica: “E’ come se nel nostro armadietto delle medicine – ha detto – potessimo finalmente chiudere lo sportello destinato agli antibiotici e aprire quello delle vitamine“.

Cautamente ottimista anche il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni: “Non cresceremo alla cinese – ha ammesso – ma credo che ci siano tutti i presupposti perché il nostro Paese esca dalla lunga spirale recessiva degli ultimi anni e rassicuri gli operatori finanziari”.