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Renzi insiste: Nessun attacco al Quirinale, ma indulto è inaccettabile

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Napolitano e Renzi

 

Le uscite di Matteo Renzi sull’indulto e l’amnistia hanno, come è noto, suscitato accese polemiche. E spinto molti osservatori a “bacchettare” l’aspirante segretario del Pd per quelle supposte critiche al capo dello Stato che in un recente messaggio alle Camere ha invitato i parlamentari a prendere in considerazione eventuali nuovi atti di clemenza. Il sindaco di Firenze ha voluto approfondire la questione, ribadendo su una newsletter pubblicata ieri sera le ragioni del suo convincimento.

“Mi è dispiaciuto che qualcuno abbia letto nella mia posizione un attacco al Quirinale – ha scritto l’ex “rottamatore” – Il presidente della Repubblica ha il diritto di inviare messaggi al Parlamento. Ma il dovere delle forze politiche è prendere sul serio ciò che il presidente scrive. Le carceri sono in una situazione disumana – ha sottolineato il primo cittadino di Firenze – Non affrontare questo tema è vergognoso, ma non avere il coraggio di dire ciò che si pensa lo è altrettanto”.

“Io non credo che davanti alla fame di legalità che ha questo Paese si possa rispondere rinnovando l’indulto – ha ribadito il democratico – Lo penso e lo dico. Le forze politiche hanno scelto nel 2006 di votare un provvedimento di clemenza, oggi, appena sette anni dopo, riterrei un clamoroso autogol riproporre nuovamente un provvedimento di emergenza”. “L’idea che siccome le carceri sono piene, le svuotiamo per la seconda volta in sette anni con un indulto – ha tagliato corto Matteo Renzi – è inaccettabile”.

Sullo scivoloso argomento si sono espressi anche i suoi due principali competitor, Gianni Cuperlo e Pippo Civati, che non hanno rinunciato a inviare “stoccate” a Matteo Renzi. E se Cuperlo ha accusato l’ex “rottamatore” di inseguire troppo i sondaggi e di modulare le sue uscite ai trend populisti più in voga, Civati ha preferito, invece, documentarsi per riproporre sul suo blog un intervento – datato 2015 – in cui Matteo Renzi si schierava convintamente a favore dell’amnistia.

 

 

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