Serie A, ottava giornata 2013/14: l’originale pagellone dell’ignoranza, il top e flop più amarcord del web

Giornata, la ottava di serie A, che, oltre alla consacrazione definitiva dello strapotere della Roma, a cui mancano davvero solo il Principe Giannini e lo spogliarello della Ferilli, ci regala una caterva di gol, un buon numero di interventi da denunzia a centrocampo e qualche cappellata di portieri in versione calcetto del giovedì sera, quando l’unica motivazione per andare a giocare è non veder la moglie per un paio d’ore. Vediamo poi un Birsa caricarsi ancora una volta il Milan più brutto degli ultimi 50 anni sulle spalle, un grande Palacio in campo (dal barbiere, invece, ancora non riesce a dare il massimo trovando il coraggio di tagliarsi quell’orribile codino) ai limiti della legalità, che però non basta all’Inter nel posticipo a Torino, la Juve cadere a Firenze in una partita pazza, un grande Verona che ricorda quasi quello del buon Osvaldo Bagnoli, le due squadre di Genova vincere insieme nella stessa giornata come non accadeva dai tempi di Skhuravy, Aguilera, Mancini e Vialli ed accogliamo la prima vittoria in A del Sassuolo che, dal cambio di look del proprio allenatore, pare aver invertito la rotta. Ma veniamo come ogni lunedì al Pagellone dell’Ignoranza a cura della fan page più irriverente e maleducata del web (una ormai storica fan page che si trova in fase di trans-izione, da questa settimana l’ampio popolo che ha vissuto e fatto vivere la pagina del Nicolone si trans-formerà in Football Nostalgia Novanta – Storie senza tempo di un calcio senza creste: cambia il nome ma la sostanza rimane sempre la stessa) con il top e il flop della giornata di ieri :

TOP – LA CURVA DEL FRANCHI

Firenze e il Franchi senza barriere, in perfetto stile British. Partendo da Mario Gomez che, all’uscita di Rossi dal rettangolo verde, si è alzato in piedi, dalla tribuna, ad applaudirlo come fosse un residente del Lungarno qualsiasi, facendoci commuovere, allo stadio tutto, che al fischio finale non se la sente di abbandonare quel sogno ad occhi aperti, rimanendo dentro ben oltre la fine del match. Un incubo, in principio, che si trasforma poi in un orgasmo bagnato, targato Milly D’Abbraccio, viste le forti motivazioni della gente viola, a cominciare da Tevez e Pogba, che osano prendere in giro una città intera, imitandogli la mitraglia del Re Leone Batigol (suo il gol, 15 anni fa, dell’ultima vittoria in casa viola contro i bianconeri) sotto la propria curva, ad un Conte che si permette di applaudire ironicamente tutto lo stadio al primo coro sul suo bulbo pilifero OGM, passando per il Pulcino Pio Marotta che in tribuna sul due a zero per la Juve balla sulla poltroncina. Il brutto sogno inizia a tingersi di umori quando Firenze intera acquista la consapevolezza, negli ultimi venti minuti, con un calcio champagne (non con il “brut” del primo tempo) che si può riaprire una partita anche grazie ad un rigore generoso (contro la Juve vale doppio) ed una mezza papera di Buffon. Partita strana, ma bella, fra due squadre che l’anno scorso avevano giocato il calcio più bello e spettacolare del campionato. Inizio devastante della Juve con giocatori viola in apnea. Ambrosini costretto ad uscire, Aquilani invece, graziato dall’arbitro, assomiglia ad un tir russo che non riesce a frenare in discesa libera sul ghiaccio e tampona un Bonucci in legno di Noce. Gonzalo e Cuadrado regalano, rispettivamente, un rigore ed un assist ai bianconeri, che non si fanno certo pregare e scaraventano in gol i pacchi dono avvolti in carta viola. La curva sembra l’unica a crederci, non si arrende, continua ad incitare tutti, nonostante il doppio svantaggio, e dopo l’intervallo oltre gli undici giocatori, entra in campo anche tutto il popolo viola, a cui non bastava la coreografia di cartoncini Bristol colorati anni ’90 del primo tempo e butta in campo anche la sua ironia, i suoi cori-scaldacuori, la sua passione. Insomma, rimette in piedi una squadra che stava capitolando sotto le ingiurie di una Juventus arrogante e tracotante. Ha preso per mano dei giocatori che stavano strisciando sull’erba. E sono riusciti con l’aiuto di un Borja Valero, assoluto matador del centrocampo, man of the match, a nostro avviso, insieme al Pepito nazionale, a vincere la partita a braccetto. Non rischiando neppure la chiusura della curva come successo ad Inter e Milan contro il Napoli, perché nonostante i tifosi avversari non siano stati accolti con fiori e scatole di cioccolatini, è parso difficile anche all’ignoranza toscana effettuare cori di “discriminazione territoriale” contro degli avversari che non possiedono una ben chiara zona di provenienza. Dodicesimo uomo.

CURVA KETAMINA, VOTO 10

FLOP – NUNZIO PAPALE

Uno penserebbe: con un nome così, il preparatore dei portieri dell’Inter deve avere qualche santo in paradiso. Santi che questa domenica erano in completo hangover e si stavano facendo uno zabaione mentre Mr. Papale si stringeva la testa tra le spalle, guardando con un occhio la prodezza di Carrizo al 90° e con l’altro l’orario di apertura degli uffici anagrafe, pronto a voltare le spalle alla sua famiglia intera e ad un battesimo fin troppo speranzoso avvenuto qualche decennio fa.
Qualche mese fa dichiarava: “Per il nostro tipo di gioco si richiede al portiere di stare alto, sull’uno contro uno e di intercettare la palla se l’avversario entra da solo in area”. Esticazzi. Samir Handanovic effettua un fuoripista fantozziano e travolge Cerci, mentre i 30 milioni del Barcelona gli passano davanti come in un film. “Chissene” – rifletteva Mr. Papale “Scarico tutta la colpa su Batman Bonaiuti. È stato Samir a volerlo, io ancora ho gli incubi per le tutone che portava al Padova”.
Ma Mazzarri, dopo l’espulsione del numero uno interista, tradisce la fiducia del Nunzione: 13 anni di fedeltà buttati al vento. Il suo pupillo blucerchiato Castellazzi rimane in panca, entra Carrizo.
Nunzio Papale perde definitivamente la capoccia quando Carrizo, a freddo, para il rigore gentilmente concesso dalla difesona nerazzura.
“Vabbè ma allora non ho sprecato la mia vita,sono un buon preparatore in fin dei conti”. Gli alti e bassi della partita gli producono spasmi intestinali e la labirintite. Infine Carrizo gli regala due belle fagiolate. Nunzio Vobis Magnum Flop: lo immaginiamo imboccare il tunnel con Mazzarri che lo rimbambisce di insulti e bestemmioni toscanissimi e lo salutiamo con un abbraccione.

PAPALE PAPALE…VOTO 2