Letta che “blinda” i ministri, ma non tutti

Letta e Josefa Idem

 

Il giovane governo del giovane Enrico Letta ha già attraversato molti momenti difficili. Dal giorno del suo insediamento – il 28 aprile del 2013 – la squadra capitanata dall’ex vice di Pier Luigi Bersani al Pd ha, infatti, dovuto fare i conti con diatribe interne che hanno più volte minacciato (e continuano a minacciare) la sua tenuta. Non solo: a trascorrere giorni pochi sereni sono stati anche alcuni ministri, finiti nell'”occhio del ciclone” per vicende assai differenti.

L’ultima, in ordine di tempo, è la Guardasigilli Annamaria Cancellieri, scivolata su una presunta “raccomandazione” che avrebbe favorito l’amica Giulia Ligresti, alla quale sarebbe stato concesso (grazie all’intervento del ministro) il trasferimento dal carcere ai domiciliari. La Cancellieri fornirà oggi la sua versione dei fatti nelle aule parlamentari, ma ha già tradito grande sicurezza e ha già incassato la fiducia e il sostegno del premier. Che oggi le starà a fianco in Parlamento, durante lo speech che la responsabile della Giustizia pronuncerà (prima al Senato e poi alla Camera) per allontanare da sé i sospetti sollevati dai deputati del M5S, che ne hanno chiesto la sfiducia.

La vicenda si concluderà verosimilmente come quella che ha coinvolto qualche tempo fa il vicepremier Angelino Alfano, che lo scorso luglio è stato “bersagliato” dal solito M5S e da Sel per il “caso Ablyazov”. La mozione di sfiducia presentata contro l’allora segretario del Pdl venne bocciata con convinzione dall’Aula e il presidente del Consiglio in persona ritenne di dover intervenire per “blindare” il suo governo e il suo vice, definendolo completamente estraneo a quanto accaduto nel “pasticciaccio kazako”. che tanto imbarazzo internazionale ha procurato al Bel Paese.

Meno solidarietà ha invece dimostrato Enrico Letta nei confronti dell’unico ministro dimissionario del suo governo: l’ex campionessa olimpionica Josefa Idem. La storia dell’Ici non pagata nella sua abitazione-palestra ha, infatti, costretto la pluri-medagliata canoista a fare un passo indietro e a rassegnare quelle dimissioni che il capo del governo ha accettato senza battere ciglio. E senza sentire il bisogno di puntare i piedi per terra a difesa della titolare delle Pari Opportunità, che è tornata a sedersi sul suo scranno parlamentare forse perché “orfana” di protettori politici sufficientemente influenti.