NN intervista il Muro del Canto: un viaggio tra le sonorità folk rock di una Roma dove sognare è ancora lecito

Il Muro del Canto Ancora RidiUn’agenda ricca di impegni, quella del Muro del Canto. Dal 29 ottobre 2013, giorno in cui è uscito il secondo album “Ancora Ridi” , la band capitolina è stata impegnata su più fronti. Dalle ospitate presso le radio locali e nazionali al  concerto dello scorso venerdì 8 novembre al gremitissimo Circolo degli Artisti di Roma, dove hanno presentato il nuovo lavoro discografico di fronte ad un pubblico caldissimo. Per chi non fosse riuscito a godersi lo show, l’appuntamento è per stasera, 15 novembre, al Mentelocale 2.0 di Palestrina (Rm) dove il gruppo darà vita ad un secondo live show per riportare on stage le emozioni del loro folk rock made in Rome.

Per conoscere meglio il gruppo, il loro nuovo lavoro e i progetti futuri, abbiamo desciso di fare due chiacchiere con Daniele Coccia, voce della band. Si scopre così che non disdegnerebbero una vetrina importante come quella di Sanremo e che, se potessero, collaborerebbero con un mostro sacro quale Ennio Morricone. Perchè, come lo stesso Daniele Coccia conferma, “sognare è lecito“.

Dopo il successo de L’Ammazzasette (Goodfellas, 2012), il 29 ottobre è uscito il vostro nuovo lavoro “Ancora ridi”. Come lo descrivereste?

Ancora Ridi è un disco rock cantato in romano che affronta i temi della vita: l’amore, la morte, la bellezza, la povertà, la giustizia, il dolore, la gioia. E’ stato il risultato di un ottimo lavoro di squadra durato almeno un anno e mezzo, di cui siamo sinceramente soddisfatti.

Si dice che il secondo album sia quello più difficile nella carriera di un artista, nel vostro caso di una band. Preoccupati?

Per noi non è così, questo è un luogo comune e come tutti i luoghi comuni, bisogna sfatarlo. A questo disco abbiamo lavorato in maniera istintiva, senza aver progettato nulla a tavolino. Abbiamo un grosso feeling tra di noi, sia caratteriale sia musicale e questo si riflette in “Ancora Ridi”. Non eravamo preoccupati del risultato durante la scrittura e non lo siamo oggi, visto che il disco sta raccogliendo entusiasmo un po’ ovunque.

Questo nuovo lavoro può definirsi ambivalente: da un lato mostra la negatività di chi si ostina a “ridere” con incoscienza della crisi globale, dall’altro il “sorriso” positivo di chi non soccombe al peso dei tempi. Voi come vi ponete?

In questi anni e in quelli a venire credo che non ci sia stato niente e che ci sarà poco da ridere.Per quanto ci riguarda, speriamo che la musica risollevi un po’ le nostre sorti e che ci dia qualche prospettiva in più rispetto al mondo del lavoro.

Esiste una continuità, nelle sonorità o nei testi, con il precedente album?

Sicuramente si, siamo sempre noi e la nostra impronta è rimasta forte. Abbiamo affinato quello che in passato ci sembrava meno funzionale e abbiamo cercato di migliorare tutti gli aspetti, dagli arrangiamenti ai testi, dalle registrazioni al mixaggio.

Il missaggio è stato affidato all’esperienza di Tommaso Colliva (Muse, Afterhours, Calibro 35). Come è stata questa esperienza?

Ottima, lo abbiamo contattato, abbiamo fissato un appuntamento, siamo saliti a Milano con tutto il materiale e abbiamo lavorato insieme. Il suo apporto è stato strepitoso, è stato il settimo elemento della band. Tommaso ha aggiunto la sua visione e la sua competenza nel nostro disco.

 Vantate moltissime esibizioni live e vi siete spinti oltre i confini laziali, in città come Firenze o Torino. Come hanno accolto questi luoghi il vostro folk rock Made in Rome?

Nelle ultime date fuori da Roma (Salerno, Torino, Firenze, Matera) è andato tutto alla grande. Anche se giochi in trasferta, quando sei sul palco sei tu il padrone di casa, quindi è importante suonare al meglio cercando di coinvolgere tutti dalla prima all’ultima fila.

Il singolo “Il canto degli affamati” è un brano che, con nera ironia, rimanda a una Roma lontana, in cui la fame era il motore di ogni azione quotidiana. Il parallelismo con la crisi odierna, che sta riducendo in povertà molte famiglie, vi sembra azzardato?

In questa canzone descriviamo una fame nera, ma in termini che fanno riflettere e in qualche caso sorridere, abbiamo costruito una macchietta sullo stile di Charlie Chaplin proprio per non rendere pesante l’ascolto e il parallelismo con la situazione Italiana attuale non è casuale.

Se vi fosse offerta la possibilità di una collaborazione importante, chi scegliereste?

Avremmo credo l’imbarazzo della scelta, mi viene in mente un gigante: Ennio Morricone, sognare è lecito

A cosa si deve la scelta del nome “Muro del Canto”?

“Il Muro del Canto” è un nome che suona bene, facile da ricordare e che rispecchia la nostra posizione sul palco e il senso di unità fra noi e il pubblico, fra il nostro e il loro canto.

Affidereste mai un vostro album ad una produzione artistica?

Per migliorare una canzone o un disco con idee diverse o migliori? Certo.

Come vedete una vostra partecipazione al Festival di Sanremo: possibile, auspicabile o da evitare?

Sarebbe sicuramente un’esperienza importante e una vetrina incredibile. Se ci capitasse l’occasione immagino che lo faremmo e con una risata sotto i baffi. Ma parliamo di qualcosa che oggi non credo sia alla nostra portata.