Pd: il caso Cancellieri compatta i candidati alle primarie

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:19

Candidati segretari Pd

 

Le differenze tra Gianni Cuperlo, Pippo Civati, Gianni Pittella e Matteo Renzi non sfuggono a nessuno, eppure su un tema i quattro candidati alla segreteria del Pd sembrano convergere convintamente.

I chiacchierati rapporti tra il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, e la famiglia Ligresti (che hanno spinto il M5S a presentare una mozione di sfiducia che verrà votata in Aula il prossimo 21 novembre) avrebbero insospettito tutti e quattro i democratici che – con tempi e modalità diverse – hanno detto la loro sul delicato caso.

Il primo a intervenire è stato Matteo Renzi che, ospite giovedì scorso della trasmissione televisiva Servizio Pubblico, ha dichiarato che,  al posto di Guglielmo Epifani, non avrebbe difeso il ministro. Meno sfumato Pippo Civati“Alessandro Gilioli (giornalista dell’Espresso, ndr) chiede coerenza al Pd. E ha ragione – ha scritto ieri sul suo blog l’aspirante segretario – Dice che vuole sapere come si voterà in Aula il 21 sull’affaire Ligresti-Cancellieri. Chiedo che il gruppo del Pd voti questa decisione al suo interno. Siccome oltre a me anche Renzi ha fatto capire di volere le dimissioni del ministro, e siccome lui conta su una larga schiera di deputati (i ‘suoi’ e i fassiniani, i veltroniani, i lettiani, i franceschiniani che lo sostengono) – ha osservato Civati – è probabile che la decisione passi”. 

Più felpata la posizione di Gianni Cuperlo: “Io penso che, alla luce di quello che sta accadendo – ha detto oggi nel corso di una trasmissione televisiva – sia utile che il ministro stesso, con il presidente del Consiglio, verifichi se ci sono ancora le condizioni per andare avanti con serenità nel suo ruolo di Guardasigilli”. Concetto ribadito, in termini ancora più espliciti, da Gianni Pittella“Sarebbe molto meglio che fosse lei (Annamaria Cancellieri, ndr) a fare un passo indietro – ha tagliato corto l’aspirante segretario – senza mettere i parlamentari di un partito che appoggiano il suo governo nell’imbarazzante situazione di dover votare una sfiducia a un proprio ministro”.