Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Scelta Civica si spacca: popolari verso Udc?

Scelta Civica si spacca: popolari verso Udc?

Mauro e Monti

 

L’assemblea di Scelta Civica convocata ieri per appianare le divergenze tra i “montiani” e i “mauroniani” (intesi come supporter del ministro della Difesa, Mario Mauro) si è conclusa in maniera tutt’altro che serena.

Dopo l’intervento del presidente Alberto Bombassei, i “popolari” hanno, infatti, abbandonato la sala. Ufficialmente per un problema procedurale sul regolamento di voto, ma in realtà perché indispettiti dalle parole pronunciate dallo stesso Bombassei, che ha sostanzialmente confermato quanto ampiamente annunciato nelle scorse settimane.

“E’ arrivato il momento di sciogliere il patto elettorale con l’Udc ha tagliato corto il presidente di Sc – E’ del tutto evidente che abbiamo un’idea di Paese del tutto diversa da quella che l’Udc sta proponendo. Casini ha sostenuto di voler tornare nel recinto del centrodestra, insieme a Silvio Berlusconi o comunque insieme alla classe dirigente che con Berlusconi ha condiviso il governo dell’Italia per gran parte dell’ultimo ventennio. Legittimo, ma sbagliato”. “Da domani Scelta Civica recupera in pieno la propria autonomia – ha rimarcato Bombassei – L’alleanza con l’Udc deve finire insieme alla comune gestione dei gruppi parlamentari”. 

Parole raccolte con fastidio dai “popolari” che, stando ai beninformati, avrebbero invece tutte le intenzioni di rafforzare i loro rapporti con l’Udc di Casini. E di garantire il sostegno alla squadra di governo di cui Mario Mauro fa parte. Da qui la scelta di circa 30 esponenti di Sc (riconducibili appunto all’ala “mauroniana”) di lasciare la sala. Tra loro anche l’ex fedelissimo del Professore, Andrea Olivero e Lorenzo Dellai.

A chi ha abbandonato la sala dico: conserviamo l’unità – è stato l’appello di Mario Monti – Sono stati fatti tanti sforzi fin qui e sarebbe un peccato se risultassero vani”. Ma presa coscienza dell’impossibilità di scongiurare lo “strappo”, l’ex presidente del Consiglio è tornato parzialmente sui suoi passi: Mi dispiace che non si sia potuto proseguire in un percorso di unità – ha detto – ma bisogna sempre ricordare che l’unità non è una rendita di posizione, un potere di veto o di freno”.

Resta da capire se gli “scissionisti” del Pdl e quelli di Scelta Civica – che hanno ieri rotto gli indugi praticamente in contemporanea – valuteranno la possibilità di unire le proprie forze. Magari sotto la guida di un “vecchio” della politica come Pierferdinando Casini, impegnato da sempre a tracciare il terzo solco nel sistema bipolarista italiano.