Caso Cancellieri: Procura Torino “grazia” il ministro. E il Pd?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:02

Annamaria Cancellieri

 

La Procura di Torino non ha iscritto Annamaria Cancellieri nel registro degli indagati. Secondo i giudici, le supposte reticenze del ministro della Giustizia sulla telefonata intercorsa con Antonino Ligresti lo scorso 21 agosto (alla vigilia del suo interrogatorio) non configurerebbe alcuna ipotesi di reato.

“La Procura di Torino comunica che nessun soggetto è stato iscritto nel registro degli indagati – si legge nella nota diffusa ieri – E’ stato invece formato un fascicolo modello k (atti relativi a fatti nei quali non si ravvisano reati, ma che possono richiedere approfondimenti). Questo fascicolo – si precisa nel comunicato – sarà trasferito alla Procura di Roma in quanto territorialmente competente”.

In pratica, la Guardasigilli è stata “graziata” dai pm di Torino, che non hanno però scritto la parola fine sul delicato caso. Le carte delle indagini passeranno adesso alla Procura capitolina che potrebbe anche considerare la posizione del ministro suscettibile di ulteriori approfondimenti e procedere, di conseguenza, con l’invio di un avviso di garanzia.

La “spada di Damocle” su Annamaria Cancellieri è stata, insomma, solo momentaneamente sospesa. In attesa, tra l’altro, del voto che la Camera esprimerà domani sulla mozione di sfiducia individuale presentata dal Movimento 5 Stelle. Intanto, stando ai beninformati, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avrebbe espresso apprezzamento per quanto verbalizzato ieri dai giudici piemontesi: “Apprezzo la chiarezza e il rigore delle decisioni e delle precisazioni venute dalla Procura di Torino”, avrebbe detto il capo dello Stato, che ha sempre manifestato grande preoccupazione per la possibile “rimozione” della responsabile della Giustizia dal suo incarico.

Una “blindatura”, quella di Napolitano nei confronti della Cancellieri, condivisa anche da Enrico Letta, che avrebbe ribadito il suo convinto sostegno al ministro fino a ieri sera. Nonostante fonti governative (rigorosamente anonime) citate dal Financial Times abbiano rivelato che lo stesso Guardasigilli starebbe valutando, con sempre maggiore insistenza, la possibilità di rassegnare le sue dimissioni.

Il “caso Cancellieri” ha portato nuove turbolenze nel già provato quadro politico nazionale: se il centrodestra (inteso come Forza Italia e Nuovo Centrodestra) sembra convenire sulla necessità di confermare la propria fiducia al ministro, a tradire qualche titubanza è stato invece l’ex presidente di Scelta Civica, Mario Monti, che ha definito “inopportune” le telefonate che la Cancellieri ha intrattenuto con i componenti della famiglia Ligresti. Ma le vera incognita resta il Pd che questa sera, nel corso di una riunione che si preannuncia infuocata, dovrebbe decidere sul da farsi.

Nei giorni scorsi Pippo Civati ha annunciato l’intenzione di presentare una sua mozione di sfiducia personale al ministro. A dargli man forte potrebbero esserci i “renziani” (che hanno insistentemente chiesto un “passo indietro” al ministro) e anche i sostenitori di Gianni Cuperlo, ma a mettere le ganasce saranno, quasi sicuramente, tutti quei democratici che intravedono nella sfiducia alla Cancellieri il prodromo della crisi del governo Letta.