Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Caso Cancellieri: Letta convince il Pd. No alla sfiducia

Caso Cancellieri: Letta convince il Pd. No alla sfiducia

Enrico Letta

 

Per convincere i suoi colleghi di partito, Enrico Letta ha fatto ricorso a un discorso tanto breve quanto risoluto: Annamaria Cancellieri è vittima di un’aggressione politica orchestrata dal M5S e la sua eventuale rimozione dall’incarico di ministro comporterebbe conseguenze irreparabili per l’intero governo. Argomentazioni che hanno finito per convincere il Pd “litigarello”.

Prima di partecipare alla delicata riunione serale, il premier è andato in Sardegna (piegata da un’alluvione che ha portato morte e devastazione) per un sopralluogo flash. Quindi, rientrato a Roma, insieme al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ha raggiunto la sede del Pd per consegnare ai compagni di partito le sue ragioni.

“La sfiducia al ministro Cancellieri è una sfiducia al governo – avrebbe esordito il presidente del Consiglio – È un atto politico e come tale va affrontato. Per questo chiedo al Pd di comportarsi con responsabilità”. “So che la pensiamo diversamente – avrebbe aggiunto Enrico Letta – ma vi chiedo un atto di responsabilità come comunità. L’unità del Pd è l’unico punto di tenuta del sistema politico italiano”. 

Le parole del premier avrebbero scombinato i piani di quanti, nei giorni scorsi, avevano annunciato atti di “disobbedienza” rispetto alla linea che il partito aveva adottato nei confronti del ministro il giorno in cui la Cancellieri si era rivolta alle Camere per fornire la sua versione dei fatti sul “caso Ligresti”. La mozione di sfiducia personale annunciata da Pippo Civati non è stata neanche presentata e nessuna conta interna si è alla fine consumata.

Il discorso di Enrico Letta avrebbe spento, insomma, ogni possibilità di dibattito interno, seppure i “distinguo” non siano mancati. Se il presidente del Consiglio ci chiede di essere responsabili dobbiamo esserlo – avrebbe detto Gianni Cuperlo – ma il mio parere è che il ministro dovrebbe dimettersi. Ora l’importante è che nessuno da fuori (leggi Matteo Renzi, ndr) giochi a fare lo scaricabarile”.  

“Non sono d’accordo, ma se è questa l’opinione della maggioranza, mi adeguo“, sarebbe stato il telegrafico commento di Pippo Civati. Mentre nel pomeriggio, il favorito nella corsa per le primarie, Matteo Renzi, aveva “istruito” i suoi con una dichiarazione inequivocabile: “O il premier ci mette la faccia, anche se per me è un errore – aveva detto il sindaco di Firenze – o il Pd deve votare e a quel punto i singoli parlamentari diranno come la pensano”. La faccia ben esposta del presidente del Consiglio ha fatto la differenza.