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Pd: volano stracci tra Civati e Cuperlo

Pippo Civati

 

Pippo Civati non ci sta. La richiesta avanzata dal premier Enrico Letta, che due sere fa ha raggiunto il gruppo parlamentare del Pd per “elemosinare” la fiducia al ministro Annamaria Cancellieri e assicurarsi così il proseguimento delle larghe intese, ha spinto il candidato alla segreteria del Pd a bollare la mossa come “ricatto politico”.

Non solo: nel corso della breve riunione, la sua annunciata mozione di sfiducia personale (da presentare in alternativa a quella firmata dal M5S) non sarebbe neanche stata presa in considerazione e sarebbe, anzi, stata ampiamente denigrata da molti colleghi di partito. Come Gianni Cuperlo, contro cui Pippo Civati ha pesantemente puntato l’indice.

“A me dispiace non per me, ma per la questione di cui mi ero fatto interprete – ha scritto ieri sul suo blog Civati – Cancellieri rimarrà al suo posto, tra gli applausi di Cuperlo e di tre quarti del gruppo Pd. Persone che non hanno votato Prodi e che nemmeno lo dicono, poi fanno lezioni di correttezza agli altri”.

Di più: “Il Pd si merita un altro gruppo dirigente – ha tagliato corto il democratico – Persone che non facciano gli stronzi con le minoranze quando sanno di essere maggioranza, che non facciano i prepotenti con chi non la pensa come loro, e tutto quello che gli dice chi comanda. Che non ti attacchino con palesi falsità nei congressi come chi non ha alcun interesse a riconoscere il valore del pluralismo, ma solo il richiamo all’ordine (un ordine che hanno stabilito loro). Parole ampollose per nascondere il nulla – ha affondato Civati – Segnali di debolezza, di fragilità e di paura”.

Un je accuse pesantissimo, a cui il diretto interessato non poteva mancare di replicare. “Non ho avuto alcuna espressione di disprezzo per nessuno, tanto meno verso Civati – ha precisato in una nota Gianni Cuperlo – Sono colpito e amareggiato dalla violenza verbale e culturale con cui si reagisce a una critica politica”. “Spero poi che l’allusione esplicita al fatto che io possa non aver votato per Romano Prodi e non abbia il coraggio di dirlo – ha aggiunto l’aspirante segretario del Pd – sia solo frutto di un moto di rabbia. Se cosi non fosse, si tratterebbe di una visione misera del nostro dibattito. Dico solo che mi dispiace e che, per quanto mi riguarda – ha concluso Cuperlo – non sono questi i metodi e le forme del confronto che sono solito usare”.