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Caso Cancellieri: M5S propone sfiducia al Senato. E Civati si fa insultare

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Annamaria Cancellieri

 

Dopo il “buco nell’acqua” alla Camera, il Movimento 5 Stelle ci riprova al Senato. La posizione del ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, “inciampata” sull’ormai arcinoto “caso Ligresti”, non è – a giudizio dei “pentastellati” – più difendibile. Da qui l’idea di presentare anche nell’Aula di Palazzo Madama la mozione di sfiducia individuale che chiede la rimozione della Guardasigilli.

“Il 27 si voterà per la decadenza di Berlusconi – ha dichiarato la capogruppo dei 5 Stelle al Senato, Paola Taverna – il 28 andrebbe già bene per votare la mozione di sfiducia alla Cancellieri. Dobbiamo liberarci di queste persone perché abbiamo questioni ben più importanti da affrontare in Parlamento”.

Il “caso Cancellieri” continua a tenere banco nel dibattito politico nazionale e in quello interno ai partiti. A uscirne particolarmente provato è stato il Pd, la cui scelta di confermare la fiducia al ministro alla Camera non è stata apprezzata da buona parte dei suoi elettori. E non solo. Nei giorni scorsi, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, interpellato sull’argomento, ha spiegato di non aver condiviso la linea indicata dai dirigenti democratici. “Da segretario, io avrei dato l’indicazione di votare la sfiducia“, ha detto Renzi martedì sera, in collegamento con la trasmissione La Gabbia.“Il presidente del Consiglio ha scelto di assumersi la responsabilità di lasciare la Cancellieri al suo posto e lo rispetto – ha aggiunto l’ex “rottamatore” – ma per me è stato un errore“. 

E c’è chi, come Pippo Civati – presa perfettamente coscienza della situazione – si è esposto volontariamente al ludibrio pubblico, instaurando un filo diretto con i followers di Twitter con l‘hashtag “insulta Civati”. Al candidato alla segreteria del Pd non è sfuggito, infatti, che la sua mozione di sfiducia annunciata ma mai discussa all’interno del partito gli ha procurato ingenti “danni d’immagine” presso il suo elettorato. Che non ha, infatti, mancato di destinargli tweet velenosi accusandolo di aver “ceduto al ricatto” o di “vendere soltanto fumo”. E c’è anche chi ha provato, a suo modo, a consolarlo: “Non ti preoccupare – ha scritto un follower a Civati – in ogni famiglia c’è quello bravo e intelligente che non conta un cazzo”.

 

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