Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Trattativa Stato-mafia, Napolitano scrive ai giudici: Non ho nulla da riferire

Trattativa Stato-mafia, Napolitano scrive ai giudici: Non ho nulla da riferire

Giorgio Napolitano

 

Lo scorso 31 ottobre Giorgio Napolitano ha preso carta e penna per inviare una lettera ad Alfredo Montalto, il presidente della Corte d’Assise di Palermo che lo ha convocato come teste nel delicato processo sulla trattativa Stato-mafia.

Al giudice il presidente della Repubblica ha scritto di non avere nulla da riferire e ha esplicitamente chiesto di prendere in considerazione la possibilità di revocare la sua convocazione (non ancora calendarizzata) in aula. Ma perché i giudici di Palermo vogliono ascoltare la versione del capo dello Stato su una questione così istituzionalmente pruriginosa?

I magistrati siciliani vorrebbero interrogare Napolitano su una lettera, datata 18 luglio 2012, invitagli dal suo ex consulente giuridico, Loris D’Ambrosio, morto d’infarto un mese dopo. In quella lettera D’Ambrosio esprimeva grande preoccupazione per gli sviluppi del processo sulla trattativa (nel corso del quale erano state diffuse le intercettazioni delle sue telefonate con l’ex ministro Nicola Mancino) e lamentava la possibilità di essere considerato “un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi“. 

E’ limitatamente a questo passaggio della missiva che i giudici di Palermo vorrebbero interpellare Giorgio Napolitano, chiedendogli maggiori ragguagli su quegli “indicibili accordi” annotati dal suo ex collaboratore. Ma il presidente della Repubblica sembra aver voluto giocare d’anticipo: Non ho da riferire alcuna conoscenza utile al processo, come sarei ben lieto di poter fare se davvero ne avessi da riferire”, ha scritto nella lettera inviata a fine ottobre.

“Non ho avuto modo e motivo, neppure riservatamente, di interrogare il dottor D’Ambrosio su quel passaggio della sua lettera – ha precisato ancora Napolitano – Né mai, data la natura dell’ufficio ricoperto dal dottor D’Ambrosio durante il mio mandato, ebbi occasione di intrattenermi con lui su vicende del passato, relative ad anni nei quali non lo conoscevo ed esercitavo funzioni pubbliche del tutto estranee a qualsiasi responsabilità di elaborazione e gestione di normative antimafia”.

“Così stando le cose – si legge nella parte finale della lettera che Napolitano ha inviato a Montalto – sottopongo queste precisazioni alla sua attenzione affinché la Corte possa valutare, nel corso del dibattimento, il reale contributo che le mie dichiarazioni, sulle circostanze in relazione alle quali è stata ammessa la testimonianza, potrebbero effettivamente arrecare all’accertamento processuale in corso”.