Dagospia, le città più pericolose al mondo e le considerazioni infondate

Spesso chiamato per pontificare (con un’attitudine tendenzialmente qualunquista) in diversi talk show politici, Roberto D’Agostino dà il meglio di sé attraverso le pagine del proprio ‘Dagospia’ (storico sito del web italiano, contenitore di soffiate – voci di corridoio – opinioni opinabili, online da diversi anni ormai).

Quasi ogni giorno ci sarebbe una boutade da evidenziare, ma ci limitiamo ad evidenziare quella dello scorso 30 novembre. Nella chiosa dedicata all’articolo sulle 50 città più violente del mondo (pubblicato da businessinsider.com una settimana fa), su Dagospia si può leggere

“1. ALLEGRIA! NELLA CLASSIFICA DELLE 50 CITTÀ PIÙ PERICOLOSE AL MONDO TANTA AMERICA LATINA MA MANCANO LE NOSTRE CITTÀ IN MANO ALLA CAMORRA, MAFIA E ‘NDRANGHETA – 2. TRAFFICO DI DROGA, GUERRE TRA BANDE, INSTABILITÀ POLITICA, CORRUZIONE E POVERTÀ, TORTURE E OMICIDI SI SONO COMBINATI PER RENDERE L’AMERICA LATINA CON 41 DELLE 50 CITTA’ IL CONTINENTE CON IL PIÙ ALTO TASSO DI AMMAZZAMENTI AL MONDO – 3. IL PRIMATO A SAN PEDRO SULA, NELL’HONDURAS, MA ANCHE ALCUNE CITTÀ AMERICANE COME NEW ORLEANS, DETROIT, ST. LOUIS, BALTIMORA E OAKLAND SONO BEN PIAZZATE”.

Ci soffermiamo al punto uno: cosa vorrebbe evidenziare con ciò Dagospia? Dinnanzi a città dove il tasso d’omicidi è di 169 morti ammazzati ogni 100.000 persona, che spazio dovrebbero trovare le nostre città in mano alla camorra alla mafia e alla ‘ndrangheta? Bisogna pensare che nel 1991 (l’anno con più omicidi secondo quanto registrato dal Ministero degli Interni nel rapporto che potete leggere qui) nel centro-sud, terra falcidiata dai fenomeni della criminalità organizzata, il tasso di omicidi è stato di 7 ogni 100.000 abitanti.

E’ facile fare demagogia (il buon D’Agostino lo dimostra ogni qual volta partecipi ad un talk show), ma la demagogia diventa pericolosa quando lancia accuse infondate. Lungi dal considerare paradisiache le città in mano alla criminalità organizzata (che poi, quali sarebbero?), bisogna evidenziare come non possano mai essere considerate violente al pari delle realtà elencate dal giornale businessinsider. E bisogna anche evidenziare come, in un’altra recente classifica (quella annualmente pubblicata dal Sole 24 ore dedicata alla qualità della vita in Italia), molte città del sud (quelle che – stavolta proveremo noi ad essere qualunquisti – riterremmo più vicine ai fenomeni della criminalità organizzata) si sono ritrovate fanalino di coda. Tanto basta, no?