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Stop ai finanziamenti pubblici: Lette gongola, Grillo lo attacca

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E’ con un tweet mattutino che il premier Enrico Letta ha voluto ieri conquistare la ribalta della scena politica nazionale. “Avevo promesso ad aprile abolizione finanziamento pubblico partiti entro l’anno – ha “cinguettato” – L’ho confermato mercoledì. Ora in Cdm manteniamo la promessa”.

Con un decreto legge, il governo presieduto da Letta ha, infatti, stabilito che i cosiddetti “rimborsi elettorali” (indicati nel tweet del premier con il loro vero nome. finanziamenti pubblici) finiranno di “mantenere” i partiti. Ma non da subito. Lo stop definitivo all’erogazione di soldi pubblici arriverà nel 2017, preceduto da una fase transitoria di 3 anni nella quale i contributi statali a favore dei partiti verranno gradualmente ridimensionati. Cosa succederà dopo? Dal 2017 potranno essere solo i cittadini a finanziare le varie sigle politiche, attraverso il sistema del 2 per mille o della contribuzione volontaria.

L’annuncio via tweet di Enrico Letta ha fatto da apripista a una serie di dichiarazioni entusiastiche vergate da molti esponenti del governo (tra gli altri, i ministri Angelino Alfano e Gaetano Quagliariello), ma non tutti hanno accolto con favore la notizia. Anzi: “E’ una colossale presa in giro, basta con le chiacchiere – ha tweettato a sua volta, Beppe Grillo – Letta restituisca la quota dei finanziamenti del Pd già incassata a luglio. Fatti e non pugnette”.

“E’ un decreto ‘contra personam’ che colpisce, ponendo il tetto di 300 mila euro ai finanziamenti dei cittadini, Silvio Berlusconi”, è stato, invece, lo stizzito commento di Sandro Bondi. Che è tornato a puntare l’indice contro gli “alfaniani” del Ncd: “Per vent’anni hanno potuto fare politica grazie ai lauti finanziamenti del presidente Berlusconi – ha affondato – e ora abbandonano, senza alcuna ragione che non sia il più cinico tradimento, la casa dove hanno fatto comode carriere, per scoprirsi improvvisamente moralizzatori della politica”. 

A gongolare sono stati, invece, i “renziani” che hanno ieri fatto notare come l’arrivo del sindaco di Firenze alla segreteria nazionale del Pd abbia già portato importanti cambiamenti: l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti e il passaggio della riforma elettorale dal Senato (dove la discussione si era arenata) alla Camera.