Napolitano: Stabilità e riforme per uscire dalla crisi

Napolitano

 

In un lungo discorso pronunciato ieri al Quirinale, in occasione della tradizionale cerimonia per lo scambio degli auguri di Natale con i rappresentanti delle istituzioni, Giorgio Napolitano ha fornito un quadro sfaccettato dell’attuale situazione nazionale e sollecitato le forze politiche a impegnarsi per il raggiungimento di quelle riforme considerate ormai irrimandabili.

La fotografia scattata dal capo dello Stato ha inevitabilmente messo a fuoco le tensioni (politiche e sociali) esasperatesi negli ultimi tempi, soffermandosi sulle difficoltà che sempre più italiani devono fronteggiare. Una crisi generalizzata che, secondo Giorgio Napolitano, può essere “sanata” soltanto con la stabilità“E’ perfino banale ribadire che la stabilità non è un valore se non si traduce in un’azione di governo adeguata – ha detto l’inquilino del Colle – Non c’è nulla che assomigli a una concessione all’inerzia e all’inefficienza, nella preoccupazione di evitare un cieco precipitare verso nuove elezioni a distanza ravvicinata dalle precedenti”. Parole con cui il capo dello Stato è tornato a sbarrare la strada all’eventualità di elezioni anticipate ponendo una nuova “blindatura” al governo delle larghe intese.

Ma è rivolgendosi ai partiti – invitati a proseguire sulla via delle riforme costituzionali – che il presidente della Repubblica ha dato prova di maggiore fermezza.“Riforme come quelle del superamento del bicameralismo paritario, dello snellimento del Parlamento, della semplificazione del processo legislativo, o come la revisione del Titolo V – ha detto Napolitano – sono ormai questioni vitali per la funzionalità e il prestigio del nostro sistema democratico”.

“Il Parlamento, rinvigorito da più giovani forze e da nuove leadership in diverse formazioni politiche – ha continuato il presidente della Repubblica – faccia la sua parte per sollecitare, discutere, sostenere scelte efficaci di governo. Si impegni a fondo sul terreno delle riforme costituzionali ed elabori una nuova legge elettorale. Anche per quest’ultima – ha auspicato Napolitano – si dialoghi e si cerchino intese innanzitutto nella maggioranza di governo, ma anche con tutte le forze di opposizione”.

E nel lungo discorso pronunciato ieri al Quirinale, il capo dello Stato non ha dimenticato di parlare anche della vicenda personale di Silvio Berlusconi. Al quale ha sostanzialmente rivolto un rimprovero: “La severità delle sanzioni inflitte può indurre l’interessato e la sua difesa a tentare la strada di possibili procedimenti di revisione o a proporre ricorsi in sede europea – ha riconosciuto Napolitano – ma non autorizza a evocare immaginari colpi di Stato e oscuri disegni cui non sarebbero state estranee le nostre più alte istituzioni di garanzia. Queste estremizzazioni – ha rincarato l’inquilino del Colle – non giovano a nessuno e possono solo provocare guasti nella vita democratica”.

Ma è nella parte conclusiva del suo discorso, che può essere scorto il messaggio più ultimativo che il capo dello Stato ha voluto recapitare alle forze politiche: “Un anno fa – ha ricordato Napolitano – ebbi modo di indicare inequivocabilmente i limiti entro cui potevo impegnarmi a svolgere ancora il mandato di presidente. Anche di quei limiti credo che abbiate memoria ed io doverosamente non mancherò di rendere nota ogni mia ulteriore valutazione della sostenibilità, in termini istituzionali e personali – ha precisato il presidente della Repubblica – dell’alto e gravoso incarico affidatomi”.