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Renzi e Alfano: prove tecniche di negoziato

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Presentazione del libro di Bruno Vespa "Sale, Zucchero e caffè"

 

Presto si siederanno a un tavolo per mettere a punto un piano condiviso sulle cose da fare con l’arrivo del nuovo anno. E di lavoro ce ne sarà tanto, anche perché Angelino Alfano e Matteo Renzi hanno ieri confermato di pensarla diversamente su molte questioni.

A unirli ci ha pensato Bruno Vespa, che li ha invitati entrambi alla presentazione del suo ultimo libro. Seduti allo stesso tavolo, alla sinistra e alla destra del giornalista, il neo segretario del Pd e il leader del Nuovo Centrodestra hanno tentato di imbastire un difficile “negoziato”.

“Chi fa la legge elettorale a maggioranza sbaglia – ha detto Matteo Renzi – Se non ci sono alternative si fa così, ma se possiamo ravvisare un ulteriore elemento di debolezza del fu Porcellum è che lo fece la maggioranza, senza il concorso delle opposizioni. Quello è stato un errore”. “Vorrei che la legge elettorale fosse la più condivisa possibile – ha ribadito il sindaco di Firenze – da Fratelli d’Italia a M5S, alla Lega, a Scelta Civica, a tutti i gruppi parlamentari”.

Di più: “La legge elettorale va fatta subito e non alla fine del percorso di riforme costituzionali – ha spiegato il segretario del Pd – Sono otto anni che i signori che stanno in Parlamento ci raccontano che la legge elettorale è fondamentale. In questi anni gli italiani sono stati presi in giro”. E a chi gli rimprovera di spingere sull’acceleratore della riforma elettorale perché smanioso di andare a votare: “Io non ho la fregola delle elezioni – ha detto Renzi – ma sulla legge elettorale bisogna fare presto. Se non la facciamo entro le europee, ci portano tutti via“.

Angelino Alfano è d’accordo soltanto a metà. Come Renzi, anche lui è convinto della necessità di fare presto, ma non sembra gradire troppo la proposta del democratico di aprire indistintamente alle opposizioni. “Vorrei dire con chiarezza che Ncd vuole una legge elettorale e la vuole ben chiara – ha detto il vicepremier – La sera del voto si sappia chi ha vinto, i cittadini si scelgano il parlamentare e chi vince deve avere un premio di maggioranza per governare. E vogliamo che sia fatta subito – ha aggiunto Alfano – chi si sottrae pagherà dazio”. 

E se Matteo Renzi tradisce ottimismo sulla durata della legislatura (“Può andare tranquillamente al 2018“, ha dichiarato il democratico), più “disfattista” appare invece il ministro dell’Interno. “Sono più pessimista di Matteo Renzi – ha detto il leader del Ncd – Dobbiamo fare come in Germania dove, impiegandoci meno tempo, ci si siede e si dicono le cose compatibili uno con l’altro che possano stare insieme dentro a un patto di governo. Il governo dura dodici mesi e in questi dodici mesi – ha rimarcato Alfano – si possono fare cose importanti”.

E sul finale, il vicepremier non ha risparmiato una “punzecchiatura” a Renzi sul tema dell’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partitiNon rinviare al 2017 l’andata in regime dell’abolizione – ha detto Alfano – Se vogliamo dare un segnale agli italiani, facciamo entrare in vigore subito la legge, da domattina. È una delle cose da decidere in gennaio”. Immediata la replica dell’ex “rottamatore”: “Angelino, nella seconda Repubblica sei stato con uno che finanziava a piè di lista – gli ha ricordato Matteo Renzi – ma non guardiamo il retrovisore”. 

 

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