Il governo ci riprova col Milleproroghe

Italy's Prime Minister Letta listens to a reporter's questions during a joint news conference with Gurria, secretary-general of the Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD)  at Chigi Palace in Rome

 

Dopo il ritiro last minute del decreto “Salva-Roma” – su cui è scesa implacabile la “scomunica” del presidente della Repubblica – il governo tenterà oggi di portare a casa il cosiddetto “Milleproroghe”.

Il Cdm si riunirà in mattinata per mettere a punto gli ultimi dettagli del testo che approderà con l’anno nuovo nei due rami del Parlamento. Ma andiamo con ordine: alla vigilia di Natale, Giorgio Napolitano, in una telefonata intercorsa col premier Enrico Letta, ha espresso il suo fermo disappunto sul “Salva-Roma”. La babele di emendamenti e la sostanziale “disomogeneità” dei contenuti del decreto hanno, infatti, persuaso il capo dello Stato della necessità di intervenire a gamba tesa disconoscendo il testo, stravolto dai passaggi parlamentari,  su cui aveva precedentemente posto la sua firma.

Al governo di Enrico Letta non è rimasto altro da fare se non rinunciare alla conversione in legge del “Salva Roma”, i cui contenuti più urgenti (quelli relativi alla necessità di correre in soccorso della città amministrata dal sindaco Ignazio Marino) sono stati comunque “capitalizzati” dall’esecutivo che li ha inseriti nel “Milleproroghe”. Cosa accadrà è difficile prevederlo. Le opposizioni, che avevano già mostrato il pugno duro col “Salva Roma”, confermeranno (con ogni probabilità) la loro intransigenza su alcuni punti nodali, come la questione degli “affitti d’oro” di Camera e Senato. Ma anche un partito spiccatamente filogovernativo come Scelta Civica potrebbe ostacolare l’approvazione del decreto in Aula. I “montiani” hanno, infatti, preannunciato battaglia su una misura che prevede di sanare parte dei debiti contratti dalla Capitale con l’aumento  dell‘Irpef la cui aliquota potrebbe schizzare dallo 0,9 all’1,2%.