Renzi: Io, votato dal popolo, totalmente diverso da Letta e Alfano

Renzi e Letta

 

I suoi “botti di fine anno” Matteo Renzi ha scelto di consegnarli al quotidiano torinese La Stampa. In un’intervista concessa ieri al giornalista Federico Geremicca, il segretario del Pd è tornato a incalzare il governo dell’amico Enrico Letta e a marcare la distanza con il premier e il suo vice, Angelino Alfano.

Ma non solo: il sindaco di Firenze ha anche smentito, nel modo più categorico, una sua presunta disponibilità a favorire un rimpasto di governo. “Io quella parola, intendo rimpasto, non l’ho mai pronunciata e mai la pronuncerò – ha tagliato corto Renzi – E se proprio lo vuol sapere, anzi, mi fa anche un po’ senso“. “Se pensano di ingabbiarmi con un rimpasto, sbagliano alla grande – ha insistito il democratico – Io fatico a tenere Delrio al governo perché ogni tanto mi dice che vorrebbe lasciare: è quello il mio problema, altro che un sottosegretario o un ministro in più. Io spero davvero che Letta colga la portata della sfida – ha spiegato il segretario del Pd – non basta cambiare tre caselle”.

E anche sulle parole pronunciate qualche giorno fa dal presidente del Consiglio – che ha rivendicato con orgoglio il “salto generazionale” registratosi nella politica nazionale – il sindaco di Firenze ha avuto qualcosa da ridire. “Non posso accettare – ha dichiarato – l’impostazione che Enrico ha dato alla sua conferenza stampa di fine anno, quando ha detto che un salto generazionale è compiuto, facendo quasi immaginare una intesa tra lui, Alfano e me. Le cose bisogna raccontarle per come stanno. Lui, Enrico, è stato portato al governo anni fa da D’Alema, che io ho combattuto e combatto in modo trasparente – ha precisato il segretario del Pd – e Angelino Alfano al governo ce l’ha messo Berlusconi, quando io non ero ancora nemmeno sindaco di Firenze”.

“Io non voglio assolutamente essere accomunato a loro, integrato in uno schema – ha messo in chiaro Renzi – io sono totalmente diverso, per tanti motivi. E uno di questi motivi, in particolare, non può esser sottovalutato – ha sottolineato il primo cittadino di Firenze – io ho ricevuto un mandato popolare, tre milioni di persone che mi hanno votato perché hanno condiviso quel che ho promesso che avrei poi fatto. È per questo che non si può più perder tempo – ha spiegato il democratico – con l’anno nuovo si passa dalle chiacchiere alle cose scritte. E le prime cose scritte riguarderanno i due temi capitali: il lavoro e le riforme“. A partire dalla legge elettorale che va modificata, è tornato a spiegare Renzi, con tutti: Grillo e Berlusconi compresi.

“Se Letta fa, va avanti – ha assicurato il democratico – E continuo ostinatamente a credere che sia possibile. Certo, se si fanno marchette e si passa dalle larghe intese all’assalto alla diligenza, non va bene. E per fortuna che stavolta non l’ho detto io: visto che il primo critico, in questa occasione – ha sottolineato il segretario del Pd riferendosi all’ultimo “Milleproroghe” e al naufragato decreto “salva-Roma” – è stato il capo dello Stato. E certo non si può accusare il presidente – ha ironizzato sul finale Matteo Renzi – di essere un nemico del governo Letta”.