La Befana, Babbo Natale e l’origine dei doni

Odino l’errante Antica illustrazione datata 1881. L’autore è Thomas Nast che, insieme a Clement Clarke Moore, ha contribuito a creare la moderna immagine di Babbo Natale.

 

 

La Befana e Babbo Natale appartengono alle figure popolari, dispensatrici di doni, legate alle festività natalizie.

Le origini della figura di Babbo Natale si trovano sia nella storia pagana che nella successiva tradizione cristiana.

Prima della conversione al cristianesimo, il folklore tedesco narrava che i bambini lasciassero i propri stivali vicino al caminetto, riempendoli di carote, paglia o zucchero per sfamare il cavallo volante del dio Odino  che, in cambio, avrebbe sostituito il cibo con regali o dolciumi.

Successivamente, con l’avvento del Cristianesimo, alla figura del dio pagano Odino, è andata sostituendosi, progressivamente, quella di san Nicola di Mira (più noto in Italia come san Nicola di Bari),  un vescovo cristiano del IV secolo considerato protettore dei bimbi, in quanto, secondo la leggenda, avrebbe risuscitato cinque fanciulli che erano stati rapiti e uccisi da un uomo malvagio. La storia di san Nicola è alla base della grande festa olandese di Sinterklaas (il compleanno del Santo) che, a sua volta, ha dato origine al mito ed al nome di Santa Claus il quale, nel nord Europa, viene ancora rappresentato con gli abiti vescovili e con la barba.

La tradizione germanica arrivò negli Stati Uniti con i coloni olandesi ed è all’origine dell’abitudine moderna di appendere una calza al caminetto per Natale, consuetudine che ricorda molto  quella diffusa in Italia il 6 gennaio all’arrivo della Befana.

Un’altra tradizione folklorica delle tribù germaniche racconta le vicende di un demone  che uccide i bambini durante la notte dopo essersi insinuato nelle loro  case attraverso la canna fumaria. Anche in questo caso San Nicola appare come il protettore dei bambini, riuscendo a catturare il demone e obbligandolo a portare, di casa in casa, dei doni ai piccini.

Nella tradizione folklorica islandese ci sono ben 13 Babbo Natale, vale a dire 13 folletti chiamati Jólasveinar. Una volta all’anno, due settimane prima di Natale, questi folletti portano ai bambini bravi dei doni. Questi vengono messi nelle scarpe che i bambini hanno lasciato sotto le finestre; se il bambino ha fatto il cattivo, riceve al posto dei doni delle patate.

Strettamente legate alle rappresentazioni di Babbo Natale sono quelle del personaggio russo di Nonno Gelo che porta i regali ai bambini ed è vestito con un cappotto azzurro.

Un’altra figura folklorica, dispensatrice di doni durante il periodo delle festività natalizie, è quella della Befana, alterazione lessicale di Epifania (dal greco epifáneia – manifestazione).

Secondo la tradizione, la Befana, raffigurata come una donna molto anziana che vola su una vecchia scopa, fa visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (la notte dell’epifania) per riempire le calze lasciate appese sul camino o vicino a una finestra. I bambini che durante l’anno si sono comportati bene riceveranno dolci o giocattoli, mentre quelli che si sono comportati male troveranno le calze piene di carbone.

La Befana è una figura tipica di alcune regioni italiane, diffusasi, nel tempo, in tutta la Penisola. L’anziana dispensatrice di doni, però, rimanda anche a due figure della mitologia germanica, Holda e Berchta,  che rappresentano la personificazione della natura invernale.

L’origine della figura della Befana, infatti, va ritrovata nelle tradizioni agrarie pagane relative alla fine dell’anno trascorso e ai riti propiziatori relativi al  nuovo anno. Nei tempi antichi, durante la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso la figura di Madre Natura. I pagani credevano che in queste dodici notti, delle figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Successivamente, la Chiesa condannò tali credenze, in quanto estranee alla dottrina cristiana. Fu così che nel corso del Medioevo andò definendosi la figura della Befana, il cui aspetto, benché benevolo, rimanda chiaramente a quello “eretico” di una strega.

La Befana però, oltre a ricordare una strega, rimanda all’immagine di una donna molto anziana che simboleggia l’anno vecchio ormai giunto a termine. Da questa immagine nasce la tradizione, comune a molti Paesi europei, di bruciare, all’inizio dell’anno, fantocci con indosso abiti logori. Più in generale, il Natale  cristiano si sovrappone, temporalmente, alle celebrazioni per il solstizio d’inverno e alle feste dei saturnali della religione romana. In quest’ottica l’uso dei doni, sia a Natale che all’Epifania, assumerebbe un valore propiziatorio per l’anno nuovo.

Nel corso dei secoli la figura della Befana ha subito una “cristianizzazione” dando vita alla leggenda secondo la quale i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia signora. Quest’ultima, nonostante le loro insistenze, decise di non accompagnarli. Poco dopo però, l’anziana donna si pentì di aver rifiutato di guidarli e, dopo aver preparato un cesto pieno di dolciumi, uscì di casa e si mise a cercarli, ma non li trovò. Così, la Befana, si fermò nelle diverse case che incontrò lungo il suo cammino, donando dolci ai bambini che incontrava e sperando di trovare il piccolo Gesù. Da allora, per farsi perdonare, l’anziana signora girerebbe per il mondo donando caramelle ai bambini buoni. Questa rappresentazione della Befana si inscrive nel significato cristiano della festa dell’Epifania con la quale si celebra la prima manifestazione della divinità di Gesù all’intera umanità, con la visita solenne, l’offerta di doni e l’adorazione dei Magi.