Fassina al contrattacco: Renzi come Berlusconi nel governo Monti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:53

++ Pd: Renzi, dimissioni siano politiche non per battuta ++

 

Tra Matteo Renzi e Stefano Fassina i rapporti non sono mai stati particolarmente distesi. Ma in pochi potevano immaginare che una battuta del neo segretario del Pd potesse insolentire al tal punto il viceministro all’Economia da indurlo a rassegnare le sue dimissioni.

A fare sbottare il “giovane turco” è stato quel “Fassina chi?” che il sindaco di Firenze ha risposto a un giornalista che lo aveva interpellato sull’ormai ex collaboratore di Fabrizio Saccomanni. Una “freddura” imperdonabile per Fassina, che ha presentato le sue irrevocabili dimissioni al premier Enrico Letta, aprendo l’ennesima crepatura nel governo e nel Pd.

Intervistato ieri dal Corriere della SeraRenzi è un uomo brillante e parla con le battute, io sono un grigio burocrate e parlo con i documenti – ha messo in chiaro l’ex viceministro – Il punto però sono i contenuti di quello che viene detto e Renzi con quella battuta ha mandato un messaggio chiarissimo, ponendo una questione irricevibile di dignità personale e politica”. 

“Matteo Renzi non solo ha il diritto, ma grazie al suo mandato così netto, ha il dovere di incidere sulla posizione del governo – ha concesso Stefano Fassina – Però un conto è lavorare in positivo per imprimere una svolta, un altro sono le caricature distruttive da campagna pre-elettorale, con il Pd di Renzi che rischia di comportarsi come il Pdl di Berlusconi negli ultimi mesi del governo Monti“.

Da qui la sfida lanciata al segretario del Pd al quale Fassina ha chiesto di abbandonare la panchina e di scendere in campo: “Oltre alle idee, il segretario di un partito dovrebbe mettere a disposizione anche le sue donne e i suoi uomini per il funzionamento del governo – ha spiegato l’ex vice di Saccomanni – Altrimenti c’è il rischio di dettare un’agenda al governo sempre più ambiziosa e poi scaricare soltanto sul governo il fallimento di quegli obiettivi eventualmente mancati”. “Renzi può fare tutte le battute che vuole, il problema è quello che dice, non come lo dice – ha precisato sul finale il democratico – Ma un segretario che ha avuto un consenso così ampio deve imparare ad ascoltare. Altrimenti si rischia una deriva davvero pericolosa”.

 

 

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