Caos scuola: governo fa dietrofront su stipendi insegnanti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:27

Saccomanni e Carrozza

 

Antefatto: due giorni fa, gli organi d’informazione hanno lanciato la “bomba” sulla scuola italiana annunciando la decurtazione di 150 euro nelle buste paga di insegnanti, bidelli e segretari che nel 2013 avevano beneficiato degli “scatti” stipendiali per anzianità. Soldi da restituire già dal mese di gennaio, con un tempismo che ha scatenato l’ira dei sindacati e dei diretti interessati.

Il “pasticciaccio” ha dato origine a un vero e proprio braccio di ferro tra i responsabili dei due dicasteri coinvolti nella vicenda: Maria Chiara Carrozza (Istruzione) e Fabrizio Saccomanni (Economia). Un confronto polemico a distanza, che si è risolto solo ieri mattina, nel corso di un incontro convocato a Palazzo Chigi da Enrico Letta“Gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro percepiti nel 2013 derivanti dalla questione del blocco degli scatti”, è stato chiarito nella nota diffusa a conclusione del mini-vertice governativo. Ma la cattiva gestione della vicenda-scuola ha lasciato i suoi strascichi. 

Cosa sia successo esattamente, non è facile capirlo. Stando alla versione fornita dal ministro dell’Istruzione, si sarebbe trattato di un problema di cattiva comunicazione tra il suo dicastero e quello retto da Fabrizio Saccomanni. “Tra Natale e Capodanno – ha spiegato Maria Chiara Carrozza – sono stati presi questi provvedimenti per inerzia amministrativa, senza comunicare ai ministri competenti che cosa stava avvenendo”. Da qui la proposta: “Dobbiamo affrontare il tema del governo della scuola a un livello normativo e di gestione – ha detto il ministro – Non è pensabile che da una parte si decidono le cose, dall’altra come e quando si pagano gli stipendi”.

Dal canto suo, Fabrizio Saccomanni ha spiegato di aver solo reso esecutivo un provvedimento che era stato avvallato in sede di Cdm e di cui lo stesso ministero dell’Istruzione era a conoscenza dal 9 dicembre. A “mettere una pezza” ci ha pensato il presidente del Consiglio, che ha ieri annunciato il dietrofront del governo sulla vicenda stipendi. Un cambio di passo (sollecitato da molti esponenti politici tra cui Matteo Renzi, Nichi Vendola e Angelino Alfano) che ha consegnato l’ennesima istantanea di un  esecutivo malfermo e non proprio immune dagli “scivoloni”.

 

 

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