Il Jobs Act di Renzi: una lista di desiderata

Matteo Renzi apre a Verona la campagna per le primarie del PD

 

Nella serata di ieri Matteo Renzi ha reso pubblico, tramite newsletter, il suo “piano lavoro”. O meglio, ha messo per iscritto le linee guida di alcune misure che dovrebbero comporre il tanto sbandierato “Jobs Act”. Un assaggio di riforma che, per il momento, si limita a illustrare alcuni provvedimenti generici, di cui non viene fornito alcun dettaglio statistico o metodologico.

“L’obiettivo – ha scritto il segretario del Pd nel suo sito – è creare posti di lavoro, rendendo semplice il sistema, incentivando la voglia di investire dei nostri imprenditori e attraendo capitali stranieri”. Obiettivi ambiziosi, che il sindaco di Firenze spera di centrare entro tempi stretti, con la collaborazione delle altre forze politiche.

Tra le idee proposte: la riduzione del 10% del costo dell’energia e dell’Irap per le aziende, incentivi per chi assume e l’avvio della fatturazione e dei pagamenti elettronici a garanzia della trasparenza contabile. Il “piano lavoro” concepito da Matteo Renzi promette inoltre battaglia agli “inamovibili” della pubblica amministrazione, proponendo di eliminare la figura del dirigente pubblico a tempo indeterminato, e punta molto anche sulla semplificazione burocratica e delle norme che dovrebbero diventare – ha precisato il democratico nella newsletter – comprensibili anche all’estero.

Ancora: nella bozza del Jobs Act pubblicata ieri si fa cenno alla volontà di ridimensionare sensibilmente le forme contrattuali attualmente vigenti (40) per avviarsi lungo un precorso che dovrebbe portare al contratto di inserimento a tempo indeterminato (contratto unico). E si parla anche di un assegno universale destinato a chi perde il lavoro (con obbligo di seguire un corso di formazione professionale) e di una nuova legge di rappresentanza sindacale che dovrebbe far entrare nei cda delle grandi aziende alcuni rappresentati dei lavoratori. Una lista di desiderata o poco più.

In questa settimana accoglieremo gli stimoli e le riflessioni di addetti ai lavori e cittadini – ha annunciato il segretario del Pd – Poi redigeremo il vero e proprio Jobs Act”. Ma le critiche (preventive) non sono tardate ad arrivare. Tra tutte, quelle del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta“Il testo di Renzi – ha osservato – sembra scritto da dilettanti allo sbaraglio, un po’ furbetti, un po’ opportunisti, sicuramente molto pasticcioni, che a un certo punto si sono dovuti fermare perché non riuscivano ad andare avanti”. “Quello che si è letto è di una pochezza tecnica, culturale, politica e scientifica spaventose – ha rincarato il forzista – e da esso emerge una totale non conoscenza non solo delle relazioni industriali, ma anche e soprattutto del rapporto che lega il lavoro allo sviluppo economico”.

Di più: “Tutta fuffa mediatica – ha infierito Brunetta – buona solo per abbindolare qualche sindacalista opportunista e qualche altrettanto opportunista portavoce brussellese. Forza Renzi, vai avanti così e vedremo, anche prima del previsto – ha concluso impietoso l’ex ministro – che il re è nudo“.