Distorsivo e irragionevole: così la Consulta boccia il Porcellum

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:02

Corte Costituzionale

 

I 15 giudici della Corte Costituzionale che hanno ieri depositato le motivazioni della sentenza con cui il 4 dicembre scorso avevano certificato l’incostituzionalità del Porcellum hanno calamitato l’attenzione di tutti gli organi d’informazione.

Nel corposo dispositivo reso noto ieri, i giudici hanno innanzitutto puntato l’indice contro il premio di maggioranza (senza una soglia minima di voti) previsto dall’attuale sistema elettorale che, hanno spiegato i togati della Consulta, “non è ragionevole”, è “distorsivo” della volontà degli elettori e “non è proporzionato” rispetto agli obiettivi di governabilità che si prefigge.

Non solo, i giudici della Corte Costituzionale hanno anche stigmatizzato il sistema delle “liste bloccate”: “Alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione – si legge nelle motivazioni depositate ieri – manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione”.

Per non parlare delle “discriminazioni geografiche” che insidierebbero il principio di “uguaglianza” tra i votanti: “Posto che l’entità del premio in favore della lista o coalizione che ha ottenuto più voti – hanno scritto i giudici – varia da Regione a Regione ed è maggiore nelle Regioni più grandi e popolose, il peso del voto (che dovrebbe essere uguale e contare allo stesso modo ai fini della traduzione in seggi) sarebbe diverso a seconda della collocazione geografica dei cittadini elettori”.

Il testo consegnato ieri dai membri della Consulta ha fatto anche chiarezza su un altro punto considerato dirimente: “Le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare”, si legge nelle motivazioni. Una precisazione con cui la Corte Costituzionale ha voluto confutare la tesi, avanzata in primis dal Movimento 5 Stelle, secondo la quale l’attuale Parlamento (eletto con un sistema di voto incostituzionale) dovrebbe essere sciolto. “Il principio fondamentale della continuità dello Stato non è un’astrazione – hanno invece rimarcato i giudici della Consulta – e dunque si realizza in concreto attraverso la continuità dei suoi organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento”.