Renzi punzecchia Alfano: governo sempre più in bilico

Renzi e Alfano

 

Il sentore è che l’equilibrio che Enrico Letta tenta faticosamente di salvaguardare venga insidiato dai giochi di sbilanciamento delle forze politiche che dovrebbero sostenerlo. Capita, infatti, che alla vigilia del suo rientro dal Messico, il presidente del Consiglio debba fare i conti con i battibecchi a distanza tra i due maggiori supporter del suo esecutivo: Matteo Renzi e Angelino Alfano. A “punzecchiare” per primo è stato il segretario del Pd che, in diretta twitter con i suoi followers, ha inviato ieri una serie di obliqui avvertimenti al leader del Ncd.

Il “pomo della discordia” è rappresentato dalla riforma del Senato che il sindaco di Firenze vorrebbe convertire in Camera delle Autonomie con governatori e sindaci non stipendiati. Un’idea che non piace troppo al Nuovo centrodestra che ha proposto di ridurre il numero dei parlamentari mantenendo, però, il Senato un organo elettivo. “Ncd propone di eleggere 210 senatori al posto dei 315? – ha commentato ieri Renzi – E’ una proposta che non condividiamo: per noi al Senato va tolta ogni tipo di funzione elettiva”.

Di più: “Proponiamo agli altri un patto che tenga insieme legge elettorale, revisione del Senato e Titolo V – ha messo in chiaro il segretario dei democratici – ecco perché sono veramente colpito dalla posizione di Ncd: mi sembra un clamoroso passo indietro. Se non vogliono più fare le riforme costituzionali ce lo dicano – ha rincarato il sindaco di Firenze – ma sarebbe veramente una sorpresa”.

E a chi gli ha chiesto di indicare una possibile data di scadenza per il governo delle larghe intese: “Il Pd resterà al governo con loro (Ncd,ndr) il tempo necessario a fare approvare lo ius soli e la civil partenership alla tedesca”, ha risposto Renzi sfidando (provocatoriamente) il vicepremier sul terreno dei diritti civili.

La sicumera ostentata dal sindaco di Firenze ha irritato non poco gli “alfaniani”. Vuol dire che resteremo tanto tempo insieme – ha controbattutto in serata il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello – Credo che siamo pronti a discutere, ma non siamo qui a prendere e lasciare“. “Non sono queste le nostre priorità – ha aggiunto il ministro riferendosi all’agenda dettata nel pomeriggio dal segretario del Pd – siamo nel governo per abbassare le tasse, risolvere i problemi della disoccupazione e fare le riforme. E la nostra proposta (sul Senato, ndr) – ha precisato sul finale Quagliariello – costa ancora meno di quella del Pd”.

Toccherà al premier Enrico Letta (che rientrerà nella tarda mattinata di oggi dal suo viaggio in Messico) il non facile compito di smussare gli angoli tra i due interlocutori. Che minacciano di rendere sempre più rocambolesca la sopravvivenza delle “larghe intese”.