Dream Theater all’Obi Hall di Firenze, la band simbolo del prog-metal

Dream Theater

Il prossimo martedì 21 gennaio l’Obi Hall di Firenze vedrà protagonisti i Dream Theater, i più celebri alfieri del progressive metal, impegnati in un tour mondiale a supporto del loro dodicesimo album, intitolato per la prima volta nella carriera con lo stesso nome della band, e pubblicato nel settembre 2013.

La band americana, fin dall’esordio nel 1989, è andata costruendosi una fama di livello mondiale ed è ormai assurta allo status di classico, entrando di diritto nella storia del metal e più in generale del rock. Il progressive metal, se non da loro creato, come parte della critica si spinge ad affermare, è stato senza dubbio da loro reso un genere di portata internazionale, almeno nella sua forma più popolare e copiosamente imitata. Le loro intricate composizioni elaborano, per quanto riguarda la complessità strutturale, armonica e ritmica, la lezione di maestri del progressive rock anni ’70 come Genesis e Yes, ma anche dei precursori della commistione prog-hard rock, i Rush, nonché di certa fusion accademica; sul piano formale, partono dall’hard rock americano melodicamente più pomposo e sofisticato, nonché dal lirismo degli ultimi Pink Floyd, e arrivano al thrash metal dei Metallica, iniettando però in quest’ultimo massicce dosi di sinfonismo tastieristico. È anzi proprio la componente metal del loro sound a permettere velocità, aggressività e virtuosismi a cui il progressive rock originario non era mai arrivato.

Il chitarrista John Petrucci e il bassista John Myung, i due rimasti fra i tre fondatori della band, entrambi ex-studenti del Berklee College of Music del Massachussetts e straordinari funamboli ai rispettivi strumenti (al pari degli altri componenti), si accompagneranno quindi al cantante James LaBrie, al tastierista Jordan Rudess e all’altro ex-Berklee, il batterista Mike Mangini, quest’ultimo subentrato nel 2010 allo storico Mike Portnoy (terzo del nucleo originario e a sua volta studente del Berklee), che ha lasciato per la sopraggiunta incompatibilità con il ritmo frenetico di pubblicazione di dischi e tour mondiali che contraddistingue la band.

Mangini, detentore di svariati record di velocità e già attivissimo nel corso dei Novanta e dei Duemila come membro di lusso di numerose band, ha contribuito anche alle registrazioni del precedente disco “A Dramatic Turn of Events” del 2011, ma è solo con questo ultimo album che è stato coinvolto, a quanto pare subito quantomai affiatato, fin dalla fase compositiva. Ed in effetti il titolo “Dream Theater” è stato letto da più parti come l’affermazione di un nuovo inizio per la band, dopo un passaggio di consegne molto delicato.

I Dream Theater sono noti per essere una micidiale macchina live e i loro concerti risultano regolarmente sold out. Gli anni Novanta li hanno visti portare a compimento un sound pressoché definitivo e arrivare per lo meno ad un capolavoro universalmente riconosciuto, “Images and Words” del 1992. Negli anni Duemila pubblico e critica si sono poi regolarmente divisi tra chi ha continuato ad apprezzare un meccanismo oliatissimo, che ha permesso di sfornare con cadenza biennale dischi corposi, assai densi, prodotti e composti con cura certosina, e chi li ha accusati di una perdita totale di smalto a livello compositivo e di un irrigidimento nella scrittura dei brani, segnati da un alternarsi di aperture melodiche, passaggi strumentali incredibilmente tecnici e sfuriate metal divenuto puro mestiere.

Anche per farsi un’opinione in merito, e per godere di uno spettacolo certamente di altissimo livello, il concerto all’Obi Hall è un’occasione da non perdere.

Per chi abbia altre esigenze temporali e geografiche, la leg italiana del tour comprende comunque anche le date di lunedì 20 a Milano (Mediolanum Forum), mercoledì 22 a Roma (Palalottomatica), giovedì 23 a Padova (Geox Theatre).

Mattia Cavicchi