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Legge elettorale: Pd dice sì a Italicum

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Cuperlo e Renzi

 

Lo scoglio più grande, il segretario del Pd, lo ha (forse) superato ieri pomeriggio, nel corso della turbolenta direzione di partito che ha, alla fine, votato sì alla sua proposta di riforma elettorale. A promuovere il cosiddetto Italicum (che dovrebbe confinare in soffitta il Porcellum) sono stati 111 democratici, mentre 34 si sono astenuti.

Ma cosa prevede esattamente la legge elettorale che Matteo Renzi ha presentato ieri? Innanzitutto un premio di maggioranza fissato al 18% che scatterà per la coalizione che riuscirà a ottenere il 35% dei consensi. Nel caso in cui nessuna “cordata” di partiti dovesse riuscirci, il nuovo sistema elettorale prevede il ballottaggio immediato tra le due coalizioni più votate. L’Italicum prospetta, inoltre, collegi elettorali molto piccoli, con mini-liste di 4/5 candidati che rimarranno comunque bloccate, ovvero presenteranno i nomi di candidati scelti e nominati dal partito. Per quanto riguarda le soglie di sbarramento, la proposta presentata ieri dal segretario del Pd prevede, infine, un range compreso tra il 5 e l’8% per i partiti che sceglieranno di presentarsi da soli e del 12% per le coalizioni.

Nel suo lungo discorso, Matteo Renzi non ha mancato di tornare sulla scelta più contestata degli ultimi giorni: il suo incontro al Nazareno con il presidente di Forza Italia. Esprimo a Silvio Berlusconi gratitudine per aver accettato di venire nella nostra sede – ha detto il sindaco di Firenze – A quelli che mi dicono: ‘Dovevi parlare con Fi, ma non con lui’, dico che è una contraddizione in termini. Con chi avrei dovuto parlare, con Dudù? – ha ironizzato il democratico – Silvio Berlusconi è la persona che ha fondato Forza Italia ed è legittimato non da noi, ma dal voto di milioni di italiani”. “Io non sono culturalmente subalterno a lui – ha rincarato l’ex rottamatore riferendosi ancora al Cavaliere – non ne ho paura al punto da cambiare le mie idee quando coincidono con le sue”.

Una “stilettata” affondata sul fianco della minoranza del suo partito, che ha fortemente stigmatizzato la scelta di aprire le porte del suo ufficio all’ex senatore decaduto. Malumori che sono trapelati anche ieri. A farsene portavoce è stato, soprattutto, il presidente del Pd, Gianni Cuperlo“Ritengo che la proposta di legge elettorale avanzata oggi, per una serie di ragioni – ha osservato – non sia convincente. Non lo è perché non garantisce né una rappresentanza adeguata né il diritto dei cittadini a scegliere il proprio rappresentante né – ha incalzato Cuperlo – una ragionevole governabilità”. 

Non solo: il presidente del Pd ha anche tradito grande fastidio per le parole pronunciate, a conclusione del suo discorso, da Matteo Renzi, che ha sostanzialmente “blindato” la proposta di legge elettorale spiegando che non potrà essere emendata. Anche perché, ha continuato Renzi nel suo ragionamento, legittimata dal voto dei tanti italiani che lo hanno scelto alle ultime primarie per fare in fretta le riforme. ” Se è così, allora tanto vale darci appuntamento alle prossime primarie – è sbottato Gianni Cuperlo – Non è così che funziona un partito”. 

 

 

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