Riforma elettorale, il dubbio del M5S: trattare o non trattare?

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In qualsiasi modo la si voglia pensare, un dato è inconfutabile: le mosse del Movimento 5 Stelle hanno smesso, da qualche tempo, di fare notizie. Evitando di confrontarci con l’amletico quesito – è colpa dell’informazione insofferente o dell’inefficacia politica dei pentastellati? – ci intessa qui registrare i diversi umori che, da qualche giorno, serpeggiano tra i “cittadini” a 5 Stelle.

A rinfocolare il dibattito interno è stata la recente proposta di legge elettorale partorita dall’accordo Renzi-Berlusconi. I cosiddetti “dissidenti” (che hanno più volte criticato la linea dettata da Grillo e Casaleggio) hanno rintracciato nell’intransigenza del movimento, che non ha voluto sedersi al tavolo delle “trattative”, l’ennesimo errore. Tra tutti il senatore Francesco Campanella“Bisogna togliere un po’ di pepe e aggiungere un po’ di carne – ha dichiarato – e bisogna  comprendere l’importanza di entrare nella discussione e condizionare le scelte”. “Va bene ascoltare gli attivisti e consultare la Rete perché è il metodo del nostro movimento – ha spiegato il pentastellato – ma dobbiamo pensare all’efficacia della nostra azione. Isolandoci non riusciremo mai a porre con forza i nostri argomenti. Avremmo dovuto ascoltare cosa Renzi aveva da dirci per evitare questa posizione da vittima che abbiamo assunto – ha evidenziato Campanella – E forse avremmo potuto ottenere alcuni elementi, come le preferenze, che per noi sono fondamentali”.

Di parere diametralmente opposto il collega della Camera, Alessandro Di Battista, che ha pubblicato sul blog di Beppe Grillo un post dai contenuti inequivocabili. “È ovvio che a volte un compromesso sia necessario e l’intransigenza assoluta sia bieca superficialità – ha premesso – È indubbio, lo capisce anche un bambino, ma lo stesso bambino capirebbe che, nello stato attuale, con deputati e senatori che sanno chi ha fatto saltare in aria Falcone e Borsellino, con un presidente della Repubblica che viola la Costituzione (…), in una Repubblica figlia (in parte) della trattativa Stato-mafia, beh in un Paese così il compromesso è un suicidio“. “La strada è sempre la stessa – ha tagliato corto Di Battista – coerenza, onestà e nessun compromesso con questa gentaglia. L’intransigenza non è detto che ci faccia vincere, ma l’assenza di intransigenza certamente ci farà perdere. Oggi l’intransigenza – ha insistito il deputato del M5S – è un valore assoluto”.