Congresso Sel, Vendola avverte Renzi: Attento all’abbraccio del Caimano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:52

Nichi Vendola

 

I toni utilizzati da Nichi Vendola, nel suo lunghissimo intervento di apertura al congresso nazionale di Sel convocato ieri a Riccione, sono stati tutt’altro che festanti. Se la proposta di legge elettorale scaturita dall’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi dovesse andare in porto, per il piccolo schieramento del governatore della Puglia sarebbe, infatti, estremamente difficile riguadagnarsi “un posto al sole” in Parlamento. A meno che non accetti di scendere a patti particolarmente vincolanti con gli alleati del Pd: eventualità che lo stesso Nichi Vendola ha, però, categoricamente escluso.

“Per me, lo confesso – ha spiegato il numero uno di Sel – è difficile orientarmi oggi dinanzi alla geografia interna al Pd: perché senza un confronto sul piano inclinato della storia recente, diventa faticoso comprendere, al netto degli album di famiglia delle appartenenze politiche pregresse, le ragioni e gli oggetti della contesa interna”.

“Capisco soltanto che non ho alcuna voglia di iscrivimi a nessuna delle sue correnti interne – ha messo in chiaro Nichi Vendola – perché il Pd non è il mio e il nostro destino. I democratici rappresentano la scelta consapevole dell’alleanza possibile in condizioni così evidenti di disparità dimensionale, ma questa relazione, tutta da costruire e verificare, non è né una condanna né una liberazione. Sono il nostro interlocutore – ha rimarcato il pugliese – sono il partito con cui governiamo parti rilevanti del Paese, ma non sono la nostra resa”.

Da qui il messaggio recapitato al nuovo segretario del Pd, nei confronti del quale il presidente della Puglia sembra aver recuperato un atteggiamento critico. “Mi rivolgo al leader del Pd con rispetto, speranza, senza pregiudizi, ma anche senza alcuna sudditanza – ha scandito il numero uno di Sel – Voglio dirlo con schiettezza all’amico Matteo Renzi: noi non ci lamentiamo della sua proposta di riforma elettorale per ragioni soggettive, di nostra sopravvivenza, ma per ragioni complessive che riguardano il merito, il metodo e persino l’anima di una ‘mossa’ che, a fronte di anni e anni di inerzia – ha spiegato – oggi usa la velocità del comando politico per comprimere la procedura democratica”.

“Tanto più perché quella intesa (col leader di Fi, ndr) – ha lamentato Vendola – è segnata da un elemento assai grave di opacità: non si può ignorare il tema della ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Altrimenti – ha messo in risalto il governatore della Puglia – non si capisce in cosa consista il cambiamento, se resta attiva la tenaglia e se permane il ricatto di un dominus che, per il cumulo esorbitante di poteri, si pretendeva e tuttora si pretende legibus solutus”.

Fino all’avvertimento finale: “Guarda caro Renzi – ha mandato a dire Vendola al segretario del Pd – che l’abbraccio col Caimano è una specie di maledizione che perseguita la sinistra moderata, la quale ha pensato sempre di poterlo smontare e ne è uscita smontata. Guarda caro Renzi – ha aggiunto il presidente pugliese – che noi di Sel siamo leali, ma non sottomessi”.