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Governo: al via privatizzazioni di Poste ed Enav

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Saccomanni e Letta

 

E’ stato un Consiglio dei ministri incentrato su temi esclusivamente economici, quello convocato ieri pomeriggio dal premier Enrico Letta. Che, insieme ai ministri Fabrizio Saccomanni (Economia) e Maurizio Lupi (Trasporti) e al viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli, ha poi incontrato i giornalisti per riferire sui provvedimenti appena varati.

Partendo da quello che il responsabile dei conti pubblici aveva già ampiamente annunciato, ovvero l’avvio delle procedure che porteranno alla privatizzazione di alcuni “gioielli di Stato”. Si partirà con Poste Italiane ed Enav (la società che gestisce e controlla il traffico aereo italiano), con la cessione del 40% di quote non di controllo. Un’operazione che, stando alle stime di Saccomanni, dovrebbe portare alle casse dello Stato (anche se in tempi non proprio stretti) un guadagno compreso tra i 4 e i 4,8 miliardi di euro per quanto riguarda le Poste e di un miliardo di euro per Enav. Il provvedimento varato ieri in Cdm prevederebbe anche la possibilità di far entrare una rappresentanza dei lavoratori nei cda delle aziende, importando il “modello tedesco” che tanta ammirazione ha suscitato nel nostro Paese.

Due sono, invece, le misure presentate ieri dal premier sul fronte della fiscalità“Il 31 gennaio – ha ricordato Enrico Letta – sarebbe scattato il taglio di molte detrazioni fiscali per i contribuenti. Siamo intervenuti e lo abbiamo evitato”. “Il 16 febbraio – ha continuato il presidente del Consiglio – le imprese avrebbero dovuto pagare i premi Inail per il loro costo del lavoro, che ammonta a circa 3 miliardi di euro”. Con l’intervento del governo, ha invece sottolineato Letta, non solo le imprese non dovranno pagare adesso (ma nel mese di maggio), ma si vedranno anche “condonare” una parte dell’importo dovuto che non ammonterà più a 3 miliardi, ma a due. “In questo modo – ha gongolato il premier – diamo alle imprese tre mesi di liquidità in più in un momento, in cui il reperimento di credito è molto difficile. Crediamo di aver dato loro una boccata di ossigeno“.

L’ultimo punto su cui Enrico Letta ha voluto soffermarsi è, infine, quello che riguarda l’avvio di un’operazione di trasparenza e di emersione dei capitali italiani depositati nei cosiddetti “paradisi fiscali”. In pratica il Cdm ha dato il là a un provvedimento che propone agli italiani che hanno ingenti somme di denaro all’estero di autodenunciarsi (rinunciando a qualsiasi forma di anonimato) e di pagare per intero le imposte sui soldi che faranno rientrare in Italia. Una proposta tutt’altro che invitante per i “paperoni” italiani, ai quali non verrà offerta alcuna forma di garanzia o di condono. Ma Enrico Letta si è detto fiducioso: “La scommessa che facciamo – ha spiegato – verte sul fatto che è completamente cambiata la situazione internazionale. Chi ha portato in passato soldi all’estero, in particolare in Svizzera, si trova oggi nella condizione di non poterli probabilmente più usare, se non ricorre a questa forma di autodenuncia”. “Con questo provvedimento si contemperano le esigenze di etica e di efficienza – ha sottolineato il premier – che permetteranno allo Stato di incassare risorse che verranno poi impiegate per la riduzione delle tasse sul lavoro”.