Italicum: da commissione Affari costituzionali primo sì al testo

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La commissione Affari Costituzionali della Camera, che “confezionerà” la proposta di legge elettorale che arriverà in Aula il 29 gennaio, ha concesso ieri il primo al testo base dell’Italicum. A votarlo sono stati i membri del Pd, di Forza Italia, del Ncd e di Scelta Civica, mentre il no è arrivato da Lega e Movimento 5 Stelle. I rappresentanti di Sel, impegnati nel congresso nazionale del partito, non hanno partecipato alla votazione.

Il complimento più smaccato alla proposta di legge è arrivato dal presidente della commissione, Francesco Paolo SistoRenzi e Berlusconi hanno cesellato un piccolo capolavoro istituzionale“, ha dichiarato il forzista. Sarà, ma i malumori su alcuni punti cardini della bozza continuano a serpeggiare, e non solo tra le opposizioni. Il numero uno del Ncd, Angelino Alfano, è tornato a battere sul tema delle preferenze, che minaccia di rendere quanto mai accidentato il percorso della riforma nell’emiciclo di Montecitorio.

Il fronte trasversale di coloro che vogliono abolire i “listini bloccati” si fa, infatti, sempre più compatto: anche per questo – si presume – il coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini, ha voluto incontrare ieri la responsabile per le Riforme della segreteria di Matteo Renzi, Maria Elena Boschi. Un faccia a faccia schietto, nel corso del quale il “braccio destro” del Cavaliere avrebbe ribadito il no categorico al ripristino delle preferenze.

A dargli man forte è arrivato, a sorpresa, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini“Vedo che le preferenze sono diventate improvvisamente popolarissime – ha dichiarato ieri il democratico – ma io che ho iniziato a prenderle, e molte, a vent’anni, sento il dovere morale di dire che oggi sarebbe un errore enorme reintrodurle. Non solo perché farebbero quasi certamente saltare l’intesa raggiunta – ha spiegato Franceschini – ma molto di più per i danni al sistema politico e alla sua trasparenza”.

“Come tutti sanno – ha continuato il ministro – le preferenze farebbero aumentare a dismisura i costi delle campagne elettorali dei singoli candidati, con tutti i rischi connessi, e non sempre porterebbero in Parlamento i migliori. E comunque – ha sottolineato sul finale il democratico – lo priverebbero della presenza di competenze e di professionalità indispensabili”.