Granarolo: facchini in protesta dal mese di maggio

Protesta Garanarolo

 

Dal mese di maggio protestano senza sosta davanti ai cancelli dello stabilimento Granarolo di Cadriano (Bologna). Sono i facchini licenziati la scorsa primavera che, col supporto dei Si Cobas (il sindacato dei lavoratori auto-organizzati) e del centro sociale “Clash”, stanno rendendo difficile la vita al colosso del latte.

Le proteste hanno raggiunto, negli ultimi tempi, forme sempre più violente, tanto che lo scorso 23 gennaio due manifestanti sono stati fermati dalla polizia (e altri due denunciati) per aver reagito in maniera scomposta all’intervento delle forze dell’ordine. Con picchetti davanti alla stabilimento di Cadriano, i facchini cercano da giorni di impedire l’ingresso dei mezzi che trasportano le cisterne di latte e l’uscita di quelli che, coi prodotti finiti, dovrebbero provvedere alla distribuzione.

Una protesta che starebbe creando non pochi disagi all’azienda secondo la quale, una buona parte del latte lasciato a fermentare nelle cisterne sarebbe andato perduto. Ma cosa spinge questi 51 lavoratori a protestare, in maniera così insistita, davanti ai cancelli di Granarolo? I manifestanti sono stati licenziati da una coop che lavorava, in subappalto, nella piattaforma logistica della Granarolo. Da qui la protesta, animata contro l’azienda che, invece, si considera assolutamente estranea alla vicenda.

Nei giorni scorsi, il patron della Granarolo, Giampiero Calzolari, ha addirittura indirizzato una lettera aperta alla città di Bologna (ripresa poi da tutti gli organi di stampa locale) nella quale ha voluto precisare: “Noi non abbiamo mai licenziato nessuno“. Non solo: Calzolari ha chiesto a tutte le istituzioni di intervenire con prontezza, in modo da “porre fine a questo stato di cose e di ripristinare la legalità“.

Ma l’auto-assoluzione del presidente della Granarolo non ha convinto i lavoratori né il sindacato. “Ce la prendiamo con il gruppo di Cadriano perché tutta la gestione dei lavoratori e dell’organizzazione del facchinaggio è sempre partita da lì”, hanno spiegato i manifestanti. Mentre sul sito dei Si Cobas viene posto l’accento su un’altra questione: E’ responsabilità di Granarolo aver firmato, nel mese di luglio, un accordo presso la Prefettura – si legge – Un accordo che prevedeva la ricollocazione di 23 licenziati, entro il mese di ottobre, e l’apertura di un confronto, a partire dal mese di novembre, per far rientrare i restanti. Accordo da essa non rispettato – hanno sottolineato i Cobas – Per tale motivazione, a partire dal mese di ottobre, di fronte al fatto che solo 9 lavoratori sono stati collocati su 51, si sono intensificate le forme di protesta nei confronti della multinazionale”.