Electrolux: oggi tavolo al ministero

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:12

Ministero Sviluppo economico

 

Della proposta (considerata dai più irricevibile) avanzata dalla Electrolux ai 4 stabilimenti italiani che, secondo la multinazionale svedese, costano troppo, abbiamo parlato ieri. Concedendo molto spazio alle posizioni dei sindacati, che hanno annunciato battaglia.

A completamento di cronaca, riportiamo adesso i passaggi salienti della nota diffusa ieri dalla stessa Electrolux, con la quale il marchio di Stoccolma noto in tutto il mondo ha tentato di “raffreddare” gli animi dei lavoratori allarmati dall’annuncio del drastico ridimensionamento dei loro stipendi. “La proposta prevede una riduzione di 3 euro all’ora – si legge nel comunicato – In termini di salario netto, questo equivale a circa 8% di riduzione, ovvero a meno di 130 euro al mese“.

Quanto agli altri punti: “E’ stata anche avanzata l’ipotesi di raffreddare l’effetto inflattivo del costo del lavoro, responsabile del continuo accrescere del gap competitivo con i paesi dell’est Europa – hanno fatto sapere dalla Electrolux – attraverso il congelamento per un triennio degli incrementi del contratto collettivo nazionale di lavoro e degli scatti di anzianità. Ovviamente l’azienda ha dato piena apertura a considerare altre forme di riduzione del costo del lavoro con minori o, se possibile, nulle conseguenze sui salari”. “Il regime di sei ore assunto come base per tutti i piani industriali – si legge ancora nella nota diffusa ieri – è da considerarsi con applicazione della solidarietà, come da accordi sottoscritti e dei quali si auspica il prossimo rinnovo”.

Intanto ieri i dipendenti dei 4 stabilimenti italiani hanno dato vita alle prime forme di protesta con assemblee e gruppi di discussione a cui hanno partecipato anche alcuni sindacalisti. Nei confronti dei quali, però, più di un lavoratore ha tradito un certo fastidio: “Fin qui hanno solo parlato ed aspettato. Ci troviamo in questa situazione anche per colpa loro”, si sono lamentati i manifestanti.

L’idea più accreditata, tra i lavoratori, è quella di trasferire la protesta a Roma per pretendere l’immediato intervento del governo. A fare il primo passo sarà il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato (che si è già attirato gli “strali” di sindacati e amministratori locali), che ha convocato presso il suo dicastero un tavolo di discussione con tutte le parti coinvolte nella vertenza. Alla riunione (fissata per le ore 15) parteciperanno l’amministratore delegato di Electrolux Italia, Ernesto Ferrario, i presidenti delle quattro Regioni (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia ed Emilia Romagna) in cui si trovano gli stabilimenti “in rivolta” e le organizzazioni sindacali.

Sul piede di guerra è, soprattutto, la governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Lo stabilimento di Porcia (provincia di Pordenone) è, infatti, quello che più degli altri rischierebbe la chiusura: “L’azienda deve ricordare che quando si è insediata ha avuto un sacco di soldi dal Friuli Venezia Giulia – ha ricordato la democratica – e forse dovrebbe tener conto, anche in virtù della responsabilità sociale d’impresa, quel che lascia sul territorio una volta che se n’è andata”. A rassicurarla (con scarso successo) ci ha provato lo stesso ministro Flavio Zanonato: Porcia non chiude, è un’informazione falsa, anche Porcia rimarrà aperta”, ha assicurato ieri il responsabile dello Sviluppo economico.

 

 

 

 

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!