“50mila firme per il suicidio di Paolo Ruffini”. Il delirio corre sul web

ruffini“50mila firme affinché Paolo Ruffini si tolga la vita”. Questa la petizione shock comparsa in questi giorni contro il comico toscano conduttore di Colorado, che sta facendo il giro del web. “L’aria è un bene importante e di tutti. Lui con la sua esistenza sta sprecando inutilmente ossigeno. Il nostro. Se hai un cuore, firma e condividi. E’ per una buona causa”: questo il contenuto del post, che a firma di un utente dal nome “Un mondo migliore” incita a raccogliere le adesioni per spingere l’attore a compiere l’estremo gesto.

Aldilà del fatto in sè (è ormai acclarato come il Web sia ricettacolo delle più malsane tendenze degli utenti di ogni età), colpisce come si possa trattare con leggerezza un tema del genere; simpatie o antipatie a parte, scherzo o non scherzo, non è ammissibile ironizzare su un gesto come quello del suicidio, che dai tempi del celebre studio del sociologo Durkheim pare ormai saldamente incorporato nella struttura di ogni società. E in un contesto storico come quello attuale, dove si susseguono giornalmente le notizie di suicidi dettati dalla crisi e dalla disperazione sociale, fa specie che la gente si scagli l’una contro l’altra sul web, ignorando tutto quello che le sta accadendo intorno. Colorado Cafè non è il sistema Italia.

Istigare al suicidio una persona che, piaccia o non piaccia, svolge il suo lavoro, è un’offesa a tutti coloro i quali si spingono all’estremo gesto per mancanza di integrazione nel tessuto sociale, e stanno lentamente scivolando in situazioni di marginalità. Occorre che le coscienze comuni si rimettano in carreggiata, che si riprenda in mano la bussola e ci si focalizzi su quelli che sono i problemi che attanagliano il nostro (ex) Bel Paese e il Pianeta tutto affichè, accecati dalle luci dei media e ammaliati da lustrini e paillettes, non ci si faccia trascinare in una guerra tra poveri (a tutto guadagno di chi occupa i piani alti della nomnenklatura).