Electrolux: i piani degli svedesi non convincono Zanonato

Tavolo Electrolux

 

Chi sperava che il tavolo aperto ieri dal Mise (ministero dello Sviluppo economico) avesse potuto convincere i dirigenti della Electrolux a fare marcia indietro, sarà rimasto deluso. Le proposte avanzate dalla multinazionale svedese, che ha principalmente chiesto di ridimensionare il costo del lavoro negli stabilimenti italiani, non sono state rigettate, ma soltanto accantonate. In attesa di riavviare il tavolo della negoziazione con tutte le parti coinvolte nella vertenza.

A conclusione del primo incontro, a riferire sinteticamente su quanto detto è stato il ministro dello Sviluppo economico, Flavio ZanonatoLa proposta di riorganizzazione che ci ha illustrato Electrolux non ci ha convinto – ha detto – perché imposta tutto sul costo del lavoro, mentre noi vogliamo parlare del piano industriale”. Da qui l’annuncio dell’avvio di una discussione (che, si presume, andrà per le lunghe) nella quale anche il premier Enrico Letta verrà coinvolto.

Quanto ai rumors sulla possibilità di avvicinare i salari dei lavoratori italiani a quelli dei colleghi polacchi: “Se si facesse riferimento agli stipendi degli operai polacchi – ha replicato Zanonato, nel corso di un’improvvisata conferenza stampa – chiuderebbero tutte le imprese italiane”. E interpellato sul punto più dolente, quello che riguarda i possibili licenziamenti“Su 6.500 persone, ci sarebbero 600 esuberi su una pianificazione di orario lavorativo di 8 ore al giorno e 250 esuberi con 6 ore al giorno”, ha detto il ministro riportando quanto prospettato dai rappresentanti della Electrolux.

Anticipazioni tutt’altro che confortanti, di cui non si trova alcuna traccia nel comunicato stampa emesso a conclusione dell’incontro di ieri. “Electrolux accetta un confronto aperto e senza pregiudiziali sul piano industriale e sulle prospettive occupazionali per gli stabilimenti italiani – si legge piuttosto nella nota – su nessuno dei quali è stata presa alcuna decisione”. “Con l’obiettivo di stringere i tempi – si precisa ancora – il governo convocherà rapidamente i vertici della multinazionale svedese”, che infatti dovrebbero arrivare a Roma il prossimo 17 febbraio.

A destare maggiore preoccupazione è, come più volte ricordato, lo stabilimento friulano di Porcia per il quale la Electrolux non ha presentato alcun piano, considerando, probabilmente, la chiusura l’unica soluzione percorribile. Da qui la precisazione riportata anche nel comunicato stampa diramato dal Mise: “Un elemento il ministro Zanonato ha tenuto a chiarire fino in fondo – si legge – la vertenza Electrolux è una, non esiste quindi l’ipotesi di un suo spacchettamento. Obiettivo dell’esecutivo è quello di salvaguardare l’integrità degli insediamenti, quello di Porcia incluso”.

Al tavolo convocato ieri, presieduto dal ministro Zanonato, hanno preso parte il consigliere politico del presidente del Consiglio, Francesco Sanna, il sottosegretario al Mise, Claudio De Vincenti (specializzato in crisi aziendali),  il sottosegretario al ministero del Lavoro, Carlo Dell’Aringa, i presidenti delle Regioni in cui si trovano gli stabilimenti Electrolux, Vasco Errani (Emilia Romagna), Debora Serracchiani (Friuli Venezia Giulia), Luca Zaia (Veneto), e l’assessore al Lavoro della Regione Lombardia, Valentina Aprea (in rappresentanza del governatore Roberto Maroni), oltre che i sindacati nazionali e territoriali.

A rappresentare il colosso di Stoccolma, invece, Ernesto Ferrario, amministratore delegato di Electrolux Italia e responsabile di tutti i siti europei della multinazionale, e Marco Mondini, responsabile delle Risorse Umane.

 

 

 

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Siciliana di origine, romana d'azione, scrivo da anni occupandomi principalmente di politica e cronaca. Ho svolto attività di ufficio stampa per alcune compagnie teatrali e mi muovo con curiosità nel mondo della comunicazione. Insegnante precaria, sto frequentando un corso per insegnare italiano agli stranieri.