Film porno proiettato ai bambini di un istituto di suore. La maestra: Ho inserito l’usb sbagliata

Film porno proiettato ai bambini di un istituto di suore. La maestra Ho inserito l'usb sbagliataAvrebbe dovuto far far ascoltare una canzone ai bambini. Condizionale d’obbligo visto che, nella realtà, ciò che i bambini hanno visto comparire sulla lavagna digitale sono state le scene di un film porno. Incredibile? Sì, ma vero. La missione era apparentemente facile per la maestra di un istituto religioso gestito dalle suore dorotee nel centro di Vicenza. Ma nelle banalità, spesso, si insinua l’errore, questa volta imperdonabile. Reo un accidentale scambio di chiavette usb: invece di sentirsi sprigionare nell’aula le note di chissà quale canzone, gli sguardi dei bambini sono stati catturati dalle immagini ‘a luci rosse’ che si sono susseguite dinnanzi ai loro sguardi (ipotizziamo) increduli. Pochi secondi, è vero, ma il danno ormai era fatto. Un periodo poco roseo per le congregazioni cattoliche femminili che tornano sulle pagine dei giornali con una notizia moralmente poco gratificante e dopo lo scandalo che lo scorso 14 gennaio ha sconvolto la città di Rieti a causa della suora che ha partorito un bebè senza sapere di essere incinta.

Nel caso specifico, c’è da sottolineare che la maestra in questione fosse laica ma l’episodio, accaduto lo scorso lunedì, ha comunque gettato delle ombre sull’Istituto e sul ruolo delle sorelle dorotee che lo gestiscono. Il Preside, ovviamente, ha subito tenuto a sottolineare che si è trattato di un incidente. La maestra, dal canto suo, ha invece spiegato che quella chiavetta le era stata data in prestito dalla mamma di un bambino e in buona fede l’ha inserita credendo contenesse canzoni degli anni ’80. Un atto di difesa concesso ma non del tutto ammissibile perchè, controllare il contenuto prima di sottoporlo all’attenzione di minori, sarebbe stata, probabilmente, l’azione più naturale da compiere. Ma il danno è fatto e tornare indietro non si può. Al massimo si può tentare di limitarlo, come infatti stanno facendo, attraverso una serie di incontri con la psicologa della scuola atti a comprendere l’accaduto. Ma questo non sembra fermare le intenzioni di alcuni genitori che, per vederci chiaro, stanno pensando di rivolgersi a degli avvocati.