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M5S vs Napolitano: presentato l’impeachment

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M5S

 

Attentato alla Costituzione: è questo il reato che il Movimento 5 Stelle contesta da ieri formalmente al capo dello Stato. “Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’esercizio delle sue funzioni – si legge nel documento presentato ieri dai pentastellati – ha violato, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, e con modalità formali ed informali, i valori, i principi e le supreme norme della Costituzione repubblicana”.

Da qui la richiesta di impeachment, ovvero la messa in stato d’accusa scandita in 6 punti, primo dei quali l'”espropriazione della funzione legislativa del Parlamento e l’abuso della decretazione d’urgenza“. Per il M5S l’attività del governo, che fa un uso improprio e irrituale dei decreti legge, sarebbe infatti sostenuta pervicacemente dall’inquilino del Colle, che avrebbe addirittura trasformato il sistema parlamentare in un sistema “presidenziale” e “direttoriale”.

Il secondo punto contestato a Giorgio Napolitano è quello relativo alla “riforma della Costituzione e del sistema elettorale”, per le quali il capo dello Stato avrebbe dimostrato un interessamento che va al di là delle sue competenze. “Ha tentato di trasformare la nostra Carta in una Costituzione di tipo flessibile“, hanno denunciato i 5 Stelle e, in riferimento alla riforma elettorale, “ha impropriamente convocato alcuni soggetti, umiliando istituzionalmente il luogo naturalmente deputato alla formazione delle leggi”.

Il terzo punto snocciolato nell’impeachment al presidente riguarda, invece, il “mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale”, contestato in particolare in riferimento al “Lodo Alfano” e al “legittimo impedimento”, che Giorgio Napolitano avrebbe potuto rimandare alle Camere pretendendone una modifica. Il presidente della Repubblica avrebbe violato la Costituzione (secondo i pentastellati) anche in occasione della sua rielezione al Quirinale e quando ha concesso impropriamente la grazia al direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, e al colonnello Joseph L. Romano.

Ma è il sesto punto elencato dai “cittadini” del M5S a scomodare l’accusa più bruciante, quella che pone l’accento sul “rapporto con la magistratura nel processo Stato-mafia”. L’istruzione di procedere con la distruzione delle telefonate intercorse con l’ex ministro Nicola Mancino, il suo pressing sulla conduzione delle indagini e la ventilata indisponibilità a rendere dichiarazioni in un’Aula di tribunale hanno configurato, a giudizio dei pentastellati, una condotta discutibile del capo dello Stato, che avrebbe minato l‘autonomia e l’indipendenza della magistratura in un procedimento così delicato.

L’iniziativa messa in campo dal M5S è stata accolta con scarso entusiasmo dalle istituzioni: “Mi pare qualcosa di assolutamente fantasioso“, ha commentato il presidente del Senato, Piero Grasso; mentre la numero uno di Montecitorio, Laura Boldrini, ha voluto rimarcare la sua “più sentita solidarietà al capo dello Stato, dopo la sconsiderata decisione di avviare a suo carico la messa in stato di accusa”.

E intercettato dai giornalisti, il diretto interessato non ha tradito alcuna preoccupazione: Faccia il suo corso“, ha riposto Giorgio Napolitano a chi gli ha chiesto di commentare la procedura avviata ieri dai parlamentari del Movimento 5 Stelle.

 

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