Assunzioni alla Sicilia e-Servizi: Ingroia nel mirino dei giudici contabili

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:23

Antonio Ingroia

 

I nemici giurati di Antonio Ingroia già gongolano, convinti che un’impietosa forma di “contrappasso” stia punendo l’ex pm trasformandolo in “sorvegliato speciale” dei giudici. La second life dell’ex procuratore aggiunto di Palermo, che da qualche mese è stato nominato commissario liquidatore della “Sicilia e-servizi”, non è, in effetti, iniziata nei migliore dei modi.

A destare sospetti sono state le 76 assunzioni che il manager pubblico ha recentemente autorizzato, nonostante il blocco in vigore. E che, stando alle informazioni fin qui filtrate, avrebbero coinvolto persone “particolari” come la figlia e il genero del boss mafioso, Stefano Bontade, un ex indagato per tangenti e molti ex burocrati e politici. La Corte dei Conti di Palermo vuole vederci chiaro e ha, per questo, avviato una procedura di verifica tra i neo assunti della “Sicilia e-servizi”.

La vicenda, tutt’altro che semplice, sembra prendere origine da una convenzione sottoscritta nel 2005 dalla società privata Sisev e dalla Regione Sicilia, secondo la quale i dipendenti della Sisev, dopo un periodo di formazione (“trasferimento di know-how”) costato all’amministrazione siciliana 66 milioni di euro, sarebbero dovuti “approdare” alla Regione. Il contratto con la Sisev è scaduto lo scorso 22 dicembre e ad “assorbire” i lavoratori altamente informatizzati ci ha pensato la “Sicilia e-servizi”, società pubblica interamente partecipata dalla Regione Sicilia.

“Se avessimo mandato a casa le professionalità al 22 dicembre come era previsto dal loro contratto – ha spiegato Antonio Ingroia – avremmo bloccato tutta la Sicilia perché senza informatica non si muove nulla: si fermano gli uffici, gli ospedali, i Comuni, le Province”. “Abbiamo deciso di assumerli per evitare uno stop gravissimo del sistema informatico della Regione – ha insistito l’ex togato – Quei lavoratori sono gli unici in grado di utilizzare i software”.

E interpellato sul procedimento avviato dai giudici contabili di Palermo: “Sono assolutamente sereno e garantisco la massima disponibilità ai pm che hanno tutto il diritto di approfondire una vicenda certamente complessa e delicata – ha dichiarato Ingroia – Noi abbiamo fatto rispettare le regole, garantendo la prosecuzione di un pubblico servizio e senza sperpero di denaro. L’Avvocatura distrettuale dello Stato – ha aggiunto l’ex pm di Palermo – ci ha detto che le assunzioni sono legittime, quei lavoratori sono stati selezionati attraverso un bando pubblico che prevedeva il transito alla Regione”. 

E a chi gli ha fatto notare come la sua posizione sia radicalmente cambiata rispetto agli anni scorsi: “Non è un paradosso il fatto che io riceva le attenzioni di un organo inquirente – ha replicato Ingroia – era già successo in passato quando a denunciarmi furono personaggi come Marcello Dell’Utri, Silvio Berlusconi o persino Bernardo Provenzano“.