Stati Uniti e gioco online: è giunto il momento di una svolta

OLYMPUS DIGITAL CAMERADa diversi mesi ci si interroga se i casinò online riusciranno a diffondersi e ad avere successo anche negli Stati Uniti, oppure se il tentativo di risollevare un mercato saturo e con poche prospettive, come quello dei casinò di Las Vegas, risulterà un buco nell’acqua. Stando all’elevato numero di appassionati che si stanno affacciando alle nuove piattaforme di poker online, fino ad oggi legalizzate solamente in New Jersey, Delaware e parzialmente in Nevada, non sembra pretenzioso considerarlo un successo. Negli Usa qualsiasi genere di puntata, dai cavalli alle slot machines, ha sempre portato a numerosi dibattiti e contenziosi tra gli aspetti morali della questione e le opportunità di reddito e maggiore occupazione per le amministrazioni locali.

 

Nello caso specifico del gioco online, è emerso anche il rischio di esporre i minori ad una attività di intrattenimento parzialmente rischiosa, ed a riguardo può risultare davvero utile l’esperienza raggiunta negli ultimi anni nel continente europeo. Dal 2011 in Italia, anno di legalizzazione del gioco sul web, si sono fatti notevoli passi in avanti in termini di sicurezza e prevenzione. Dalla scelta di fornire la licenza a case di gioco di successo internazionale e con esperienza pluriennale, all’adozione sistemi di sicurezza evoluti e all’avanguardia.

In ogni caso negli Stati Uniti il poker online può rappresentare una possibilità di guadagno non solo per gli operatori internazionali specializzati nel settore online, ma anche per i casinò reali che dal lontano 1946, quando Bugsy Siegel aprì il Flamingo Hotel, il primo casinò-hotel di Las Vegas, ne hanno viste di tutti i colori. Per il momento rimane la clausola che le puntate virtuali debbano avvenire solamente nei tre stati citati precedentemente, anche se altre amministrazioni come Oklahoma, California e New York stanno valutando le opportunità.

Allo stesso modo, gli investitori di Wall Street hanno pensato bene di raccogliere la sfida: Ceasars Acquisitions, la società nata dal gruppo americano Caesar Entertainment a cui è stata affidato il business online, ha attratto decine di investitori illustri. Il finanziere Georse Soros, i gestori di hedge funds Leon Cooperman e Johns Paulson, ed altri quattro manager privati ne hanno ottenuto il controllo con un esborso di quasi 500 milioni di dollari, a cui ha fatto seguito la quotazione sul Nasdaq ed un incremento immediato delle azioni del 30% in un mese. La strada verso il successo non sarà facile, ed un esempio riguarda la decisione di alcune società di carte di credito di vietare l’utilizzo dei loro servizi nelle scommesse online. Crediamo tuttavia che l’interesse delle banche in un business dagli ampi margini come quello del gioco online non si farà attendere, garantendo allo stesso tempo maggiore sicurezza in termine di frode e dispute sugli addebiti.

 

Dall’altro lato, Sheldon Adelson, proprietario dei casinò Sand ed oppositore da tempo delle puntate sul web, sta investendo centinaia di milioni di dollari nel tentavo di fermare la crescita del gioco virtuale nel Paese. Una mossa azzardata ed imprevista da uomo con un grande fiuto degli affari come Adelson: invece di tentare una battaglia già persa in partenza, potrebbe investire il proprio patrimonio in un’opportunità di business emergente, che in Europa ha fruttato guadagni cospicui.