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Crisi: Squinzi boccia Letta

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Letta e Squinzi

 

Non c’è pace per il premier Enrico Letta: ogni qual volta il presidente del Consiglio provi a vendere agli stranieri il “pacchetto Italia”, qualcosa nel Bel Paese interviene a rendergli più ardua l’impresa. Era successo già a ottobre, in occasione della sua trasferta negli Stati Uniti, quando i network a stelle e strisce, sintonizzati sulle continue frizioni tra i partiti della maggioranza (che di lì a poco avrebbero portato il Pdl a passare all’opposizione), avevano insidiato la credibilità della sua offerta.

Ma è successo anche ieri, quando l’ottimismo di Enrico Letta, impegnato a regalare rassicurazioni sullo stato di salute dell’economia italiana ai facoltosi interlocutori degli Emirati Arabi, è stato sbugiardato dal numero uno di Confindustria, Giorgio Squinzi. Il premier si era appena compiaciuto per i risultati ottenuti, rimarcando che la crisi era ormai alle spalle e che l’Italia era riuscita a superarla senza chiedere alcun aiuto esterno. Fino all’affermazione più audace, che aveva spinto il presidente del Consiglio a indicare l’Italia come il Paese ideale per i futuri investimenti, anche alla luce delle nuove privatizzazioni che a breve verranno avviate nel nostro Paese.

Un’auto-promozione convinta, inficiata però da un “pezzo da novanta” come il presidente degli industriali. Ospite della trasmissione televisiva In mezz’ora, Giorgio Squinzi non ha, infatti, usato mezze parole: “O si cambia passo con il governo esistente o ad un certo punto è meglio andare a votare”, ha detto. E per rendere più esplicito il messaggio, ha contrapposto alle stime (confortanti) diffuse dal governo italiano, le previsioni del Centro Studi di Confindustria che, ha spiegato Squinzi, non ci permettono di guardare con ottimismo al futuro”.

“La stima per il 2014 di +0,6-0,7% per il Pil è una frazione di un punto che non basta a creare occupazione e a far ripartire il Paese”, ha tagliato corto il presidente di Confindustria, che ha aggiunto: “Per far tornare a crescere l’occupazione, serve una crescita del 2% l’anno e non pensiamo che sia possibile nel 2014”. Ma è nella dichiarazione successiva, capace di scoraggiare anche il più spericolato degli investitori stranieri, che va rintracciato il “colpo di grazia” definitivo: “Se continuiamo con questo trend – ha vaticinato Squinzi – ritorneremo ai livelli pre-crisi solo nel 2021″. 

Lo “sgambetto” del presidente degli industriali ha costretto Enrico Letta a imbastire una tempestiva controffensiva: “Sono convinto che ognuno debba fare il suo lavoro ha replicato dagli Emirati Arabi il premier – E’ bene che Confindustria aiuti il Pil del Paese. Ma sono convinto che i dati del governo siano quelli giusti”. Chissà a chi crederanno i danarosi sceicchi?