Lactalis: addio allo stabilimento Galbani di Caravaggio

Galbani

 

Ridurre i costi industriali: è questa l’esigenza evidenziata dalla Lactalis, che ha deciso di procedere con un piano di razionalizzazione degli impianti produttivi.

Il gruppo francese – che ha acquistato alcuni dei marchi alimentari italiani più popolari: da Parmalat a Galbani, da Locatelli a Invernizzi – dopo aver predisposto la chiusura di tre stabilimenti della Parmalat, procederà con la chiusura della fabbrica della Galbani di Caravaggio (provincia di Bergamo), specializzata nella produzione di formaggi come il gorgonzola, il taleggio e il quartirolo. E fermerà l’attività anche nello stabilimento di Introbio (provincia di Lecco), che si occupa del confezionamento del gorgonzola.

A pagarne le conseguenze saranno più di 220 lavoratori (218 di Caravaggio e 8 di Introbio), per i quali il gruppo avrebbe però già predisposto un piano di ricollocamento presso le altre aziende presenti sul territorio regionale. Più precisamente quelle di Certosa, Casale Cremasco e Corteolona.

“Stiamo lavorando per cercare nuovi volumi produttivi e assicurare una crescita dei nostri stabilimenti in Italia – ha spiegato il direttore industriale della Lactalis Italia, Giulio Ferrari – ma per farlo dobbiamo essere più efficienti e competitivi. La chiusura dello stabilimento di Caravaggio è stata una decisione dolorosa, ma ci consente di avere una struttura industriale più solida, con la riduzione dei costi strutturali e non dei posti di lavoro”.

Ma i sindacati non sembrano fidarsi troppo e hanno già dichiarato lo stato di agitazione con il blocco di tutti gli straordinari. Non solo: i rappresentanti dei lavoratori (che non escludono di ricorrere allo sciopero) daranno il via a una campagna di informazione presso gli stabilimenti coinvolti e chiederanno un incontro urgente con i vertici del gruppo. Lactalis ha dato delle garanzie sui lavoratori, vedremo se le rispetteranno, perché non si tratta solo di tutelare i tempi indeterminati – ha spiegato il segretario di Flai Cgil Lombardia, Marco Bermani – ma anche quelli a tempo determinato e gli stagionali che gravitano intorno all’impianto. Sapevamo che la domanda nazionale del settore era in crisi, a differenza dell’export – ha continuato il sindacalista – ma non ci aspettavamo la chiusura di un intero stabilimento”.