Equitalia: stop alle cartelle pazze con un click

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Le chiamano “cartelle pazze” quelle che Equitalia recapita erroneamente ai contribuenti che hanno già pagato l’importo contestato. Un errore a cui da oggi si potrà rimediare anche da casa, con un semplice click che permetterà di annullare la procedura.

Il nuovo servizio telematico è stato presentato ieri dall’amministratore delegato di Equitalia, Benedetto MineoGrazie a Equitalia – ha detto – il fenomeno delle ‘cartelle pazze’ è ormai relegato al passato. In questi anni, siano riusciti a perfezionare i nostri sistemi informatici per evitare quelle situazioni eccezionali, che sostanzialmente si sono verificate prima della nascita di Equitalia, in cui si riscontravano divergenze tra i dati forniti dagli enti creditori e quanto riportato nelle cartelle notificate ai contribuenti”.

“Qualche problema però si può ancora verificare – ha ammesso Mineo – quando l’ente fornisce a Equitalia informazioni errate o parziali o quando omette di comunicare eventuali cancellazioni del debito. Per evitare disagi, abbiamo ampliato i nostri canali di assistenza intervenendo su questi disguidi non imputabili alla nostra attività e oggi – ha evidenziato l’ad di Equitalia – è possibile risolvere la situazione anche dal computer di casa, senza dover andare allo sportello”.

Il cittadino che ritiene di non dover pagare l’importo che gli viene contestato, può inviare una richiesta di sospensione  della riscossione a Equitalia entro 90 giorni dalla notifica della cartella. Lo potrà fare anche da casa, accedendo alla sezione “Sospendere la riscossione” sul sito di Equitalia e allegando tutta la documentazione che dimostra l’avvenuto pagamento. A quel punto Equitalia si farà intermediaria tra il contribuente e l’ente creditore (a cui girerà richiesta e documentazione) che dovrà verificare la correttezza dei dati inviati. In caso di riscontro positivo, che l’ente dovrà comunicare sia a Equitalia che al contribuente, l’agenzia procederà con l’annullamento della cartella. E se l’ente creditore dovesse impiegare più di 220 giorni per fare le dovute verifiche, la somma contestata verrà annullata di diritto.