Governo e sindacati incalzano l’ex Fiat: Siamo in attesa di risposte

Marchionne e Agnelli

 

La notizia della nascita della Fca è stata diffusa urbi et orbi solo una settimana fa. Una pubblicità che non fa il paio con la “ritrosia” che la dirigenza del gruppo automobilistico sta, invece, dimostrando nei confronti del governo e dei sindacati italiani.

Interpellato ieri alla Camera sulla vicenda Fiat-Fca (l’azienda ha deciso di trasferire in Olanda la sede legale e in Inghilterra quella fiscale), il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, non ha potuto fornire aggiornamenti confortanti: “Non sono ancora arrivate risposte relative ai problemi occupazionali nel breve e nel medio periodo”, ha dovuto ammettere. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto il ministro – è che, indipendentemente dalla sede, rimanga in Italia la sede produttiva di primaria importanza e il centro di sviluppo di nuovi prodotti e competenze”. 

“Fiat è un elemento fondamentale di sviluppo industriale italiano – ha sottolineato Zanonato – e ha affrontato la sfida globale anche grazie alla capacità tecnica del nostro Paese”. Un messaggio inequivocabile alla famiglia Agnelli e a Sergio Marchionne: informateci presto sulle vostre future intenzioni perché il fortunato sposalizio con la Chrysler è avvenuto grazie al trasferimento del prezioso know how italiano che lo Stato ha contribuito a “foraggiare”.

Ma a reclamare risposte ferme dal management del gruppo sono anche le sigle sindacali che hanno chiesto un adeguamento delle buste paga dei lavoratori che dovrebbe comportare l’aumento di 90 euro al mese nel 2014. Una richiesta che l’ex Fiat non sembra disposta ad accogliere: dall’azienda hanno già fatto sapere che l’andamento dei mercati (che rimane critico per il settore automobilistico) e il frequente ricorso allo strumento della cassa integrazione rendono, infatti, impraticabile la possibilità di aumentare il salario dei lavoratori.

Un diniego ufficiale non è, però, ancora arrivato e per questo i sindacati hanno scelto di non demordere. Anzi: Fim, Uilm, Fismc, Ugl e Quadri (la Fiom è stata tenuta fuori dal tavolo delle trattative) hanno annunciato che, se l’azienda non dovesse concedere un aumento ai suoi dipendenti, non sigleranno il nuovo contratto di lavoro. E nei prossimi giorni, gli stessi sindacati si riuniranno collegialmente per intensificare il pressing sul gruppo.