Ferretti: a rischio stabilimento Forlì. Lavoratori in sciopero

Ferretti

 

La chiamano la Ferrari della nautica italiana per rimarcare il prestigio di un brand conosciuto in tutto il mondo. Eppure da qualche tempo, il volume di affari del gruppo Ferretti (specializzato nella produzione di motor yacht di lusso) si è sensibilmente ridimensionato, con conseguenze prevedibili sul fronte occupazionale.

Dal 2012 i cinesi della Weichai Group detengono il 75% delle partecipazioni e, a fronte della crisi che ha determinato il crollo del 50% della produzione, hanno deciso di correre ai ripari. Come? Annunciando la dismissione del sito produttivo di Forlì che dà lavoro a 400 persone, tra operai e amministrativi. Lo scorso 4 febbraio è stato indetto uno sciopero generale a sostegno dei lavoratori a rischio e il 5 febbraio, presso la sede di Unindustria di Forlì, amministratori e sindacati hanno incontrato i vertici dell’azienda per parlare del futuro dello stabilimento emiliano.

L’incontro non è andato bene (“si sono verificate ulteriori distanze tra le parti”, hanno fatto sapere le organizzazioni sindacali), per questo i lavoratori hanno deciso di prolungare lo stato di agitazione annunciando scioperi di 8 ore sia per la giornata di lunedì che per quella di martedì prossimi.

La proposta della Weichai Group, che vorrebbe chiudere lo stabilimento di Forlì e trasferire 150 lavoratori presso altri siti del gruppo, non piace affatto ai sindacati. Che, dal canto loro, hanno proposto di reinternalizzare alcune attività che sono state affidate ad esterni e di studiare soluzioni alternative a quella del trasferimento (che causerebbe disagi immensi ai lavoratori) come la cassa integrazione e i contratti di solidarietà. Ma il dialogo tra le due parti, mediato dalla Regione Emilia Romagna, non ha sortito ancora alcun effetto.

“Non è accettabile che una multinazionale cinese acquisti un marchio storico italiano e la prima azione che fa sia quella di chiudere la sede centrale del gruppo – ha dichiarato Luigi Giove, segretario Fillea Cgil Emilia Romagna – Se la dinamica è questa, il rischio è che qualcuno pensi che produrre marchi così importanti in Italia o altrove sia indifferente. Quanto succede a Forlì dovrebbe valere da monito per la politica italiana, che fino a oggi – ha detto Giove – si è disinteressata della crisi del settore nautico: dimostra, infatti, cosa può accadere quando gruppi stranieri comprano grandi aziende italiane”.