L’Italia in Europa: luci e ombre del Bel Paese

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Del rapporto “Noi Italia” dell’Istat abbiamo parlato ieri, soffermandoci inevitabilmente sulle statistiche che inchiodano lo stato di grande sofferenza delle famiglie italiane, ma dall’indagine condotta dall’istituto di statistica nazionale è possibile ricavare un quadro più esaustivo del Bel Paese. Soprattutto se calato nel contesto europeo.

Il rapporto passa in rassegna una serie di indicatori utili a comprendere lo stato di salute o di malessere dei vari Stati comunitari. Una sorta di classifica, nella quale l’Italia compare quasi sempre a metà, fatta eccezione per poche voci come quella relativa all’Agricoltura (ovvero alla presenza nel territorio nazionale di prodotti agroalimentari di qualità) in cui l’Italia vanta il primato e quella relativa alla Popolazione (ovvero alla speranza di vita) dove si posiziona al secondo posto.

Quinta classificata, invece, per ciò che concerne le Infrastrutture e i Trasporti; sesta alla voce Strutture produttive (che fa riferimento alla presenza delle imprese nel territorio nazionale) e settima sia per l’Ambiente (indicatore calcolato in base all’emissione di gas serra) che per il Turismo (con riferimento al numero dei posti letto nelle strutture ricettive).

Undicesimo posto per la Sanità (intesa come spesa sanitaria), per il Territorio (che si riferisce alla presenza di aree protette), per il Mercato del lavoro (leggi tasso di disoccupazione) e per la Protezione sociale. L’Italia scivola, invece, al quattordicesimo posto della classifica comunitaria per ciò che concerne la Scienza, tecnologia e l’innovazione, al ventesimo posto per la Cultura e il tempo libero e al ventunesimo per la Criminalità e sicurezza.

Ma la stima più impietosa è sicuramente quella che riguarda l’Istruzione, dove il Bel Paese “raccatta” un modestissimo 23esimo posto. In Italia, infatti, l’incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil è pari al 4,2%, valore ampiamente inferiore alla media europea del 5,3%.