Renzi vs Letta: la guerra fratricida che vale un governo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:59

Letta e Renzi

 

I due non si sono mai piaciuti troppo, ma hanno fin qui tollerato la presenza dell’altro, convinti di occupare “caselle” diverse.

Ma qualcosa è intervenuto a tarlare l’apparente armonia e a seminare panico nel partito più rappresentativo della maggioranza parlamentare. Il segretario Matteo Renzi sembra ormai intenzionato a “scippare” l’incarico di governo a Enrico Letta che, dal canto suo, non intende cedere con remissione lo scettro. Anzi: in una conferenza stampa convocata nel pomeriggio a Palazzo Chigi, il “barcollante” presidente del Consiglio ha tradito una sicumera invidiabile, infarcendo di inattese “battutine” (alla Renzi) il suo intervento teso a presentare il programma con cui spera di rilanciare il patto di coalizione con gli alleati.

“Non ci si dimette per manovre di palazzo, bisogna essere espliciti e spiegare agli italiani cosa si intende fare. Soprattutto chi vorrebbe prendere il mio posto”, ha affondato ieri Letta. Il destinatario del subliminale messaggio non ha affatto gradito e, asserragliatosi fino a sera nella sede nazionale del partito, ha raccolto i pareri dei tanti democratici che lo hanno raggiunto in pellegrinaggio al Nazareno. All’uscita non ha rilasciato alcuna dichiarazione, limitandosi a consegnare un sorriso tiratissimo ai cronisti e agli operatori che lo aspettavano da ore.

Il redde rationem si consumerà questo pomeriggio, nel corso della direzione del partito che preannuncia fuochi pirotecnici. Matteo Renzi leggerà la sua relazione e ad ascoltarlo ci sarà, tra gli altri, Enrico Letta. Nel suo speech, il sindaco di Firenze potrebbe chiedere esplicitamente al premier di dimettersi (proponendo ai colleghi di partito di sfiduciarlo) oppure optare per una linea più felpata, fatta di oblique recriminazioni, puntando allo “sfinimento” dell’avversario che appare già pericolosamente isolato. Sia come sia, la “guerra fratricida” che vale il governo del Paese dovrà oggi decretare un vincitore, con la “benedizione” del capo dello Stato che resta per ora al di fuori del ring.

 

 

 

 

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