Crisi: si suicida l’editore Zanardi

Zanardi Editore

 

Una nuova vittima della crisi ha conquistato ieri l’attenzione della cronaca nazionale. L’editore 74enne, Giorgio Zanardi, titolare di un grosso stabilimento sito a Padova si è tolto la vita impiccandosi nel suo ufficio.

A trovarlo sono stati alcuni collaboratori che avrebbero rinvenuto sulla sua scrivania dei biglietti nei quali l’imprenditore veneto avrebbe spiegato le ragioni del suo gesto. Tra queste, quasi sicuramente, le preoccupazioni legate al futuro della sua azienda, ormai sommersa dai debiti e prossima al fallimento. Una situazione di grandissima sofferenza (come confermato dall’amministratore unico, Mario Grillo), che aveva costretto Zanardi a mettere in cassa integrazione anche la moglie e le due figlie impiegate nel gruppo.

Una sorte comune a quella della maggior parte dei dipendenti, passati da 300 a 110 unità, quasi tutti in cassa integrazione. Molti di loro avevano ultimamente anche rinunciato a percepire lo stipendio per permettere all’azienda di acquistare dai fornitori le materie necessarie a garantire la prosecuzione dell’attività industriale.

La Zanardi Editore, fondata negli anni Sessanta come stamperia e legatoria, si è specializzata negli anni nella produzione di libri di qualità intraprendendo anche rapporti proficui con alcune case editrici, per le quali stampa libri fotografici, cataloghi di mostre e testi scolatici. Un benessere, quello degli anni del boom economico, che si era andato gradualmente ridimensionando, esponendo il gruppo a una quantità crescente di debiti.