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Venezuela muore. L’Italia pensa a Belén.

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Lo scrittore peruviano e premio Nobel Mario Vargas Llosa, che nel mese di giugno riceverà la Laurea Honoris Causa presso l’Università degli Studi di Torino, ha definito, quello di Maduro, un regime Fascista sempre più dittatura che governo. La società venezuelana sta retrocedendo, sostiene Llosa sulle pagine di un importante quotidiano spagnolo. Chávez, che già di suo aveva portato il Paese in ginocchio, prima di morire ha nominato Maduro suo erede politico. Il Venezuela, insomma, è nelle mani di uno zoticone ignorante.

Intanto le tensioni in Venezuela non accennano a diminuire. La polizia, che ricordiamo essere tra la più corrotta al mondo, viene superpagata dal governo. I giovani universitari, non sopportando più il clima di repressione e di povertà che regna nel Paese, hanno dato vita alle proteste che vengono spente con violenza e sangue, addirittura in molti casi con violenze sessuali su ragazzi e ragazze. Gira infatti una foto scattata da un poliziotto, mentre altri tre costringono un ragazzo a praticare loro del sesso orale. Siamo ai minimi termini di una società che, grazie all’assurda e falsa rivoluzione bolivariana, è diventata l’ombra di se stessa.

Il mondo comincia a parlarne ma la stampa italiana, fanalino di corda della vera informazione, non fa la sua parte, forse troppo interessata al gossip e alla vita di Belén o di Justin Bieber, non dà la giusta importanza alla carneficina che si sta consumando in Venezuela dove la libertà di pensiero, di parola e di espressione non esistono più. La fame e la povertà regnano incontrastate; la violenza per le strade ha raggiunto livelli insopportabili e la tristezza si legge sul volto dei venezuelani. Io, come giornalista italiano, mi vergognerei a non parlarne, perché significherebbe non informare e non fare il proprio dovere, proprio come un medico che lascia morire un paziente perché interessato a una partita di carte.

Si contano già decine di morti, forse venti e oltre cento feriti, mentre fuochi di protesta sussistono in tutte le città alla ricerca di un vero leader oppositore, trovato nella persona di Leopoldo López, mentre Capriles, voluto e acclamato alle ultime elezioni poi rubate da Maduro, non ha saputo farsi valere. Non abbiamo bisogno di un personaggio debole, questo è chiaro. Siamo però delusi dal fatto che nessuno fa niente: l’America, finta nemica del Venezuela, non interviene: c’è il petrolio di mezzo. Il mondo tace. Ma quello che accade là potrebbe succedere anche in Italia. Cosa ne pensereste se nessuno ne parlasse e lasciasse che i vostri figli e la vostra famiglia venissero massacrati per aver chiesto di essere liberi di “essere”? Per aver chiesto un pezzo di pane, di poter fare una passeggiata senza rischiare la vita, di trovare un pacchetto di farina in un supermercato.

Autorità della polizia hanno tentato, addirittura, di catturare Leopoldo López, mentre il solito Maduro, lo stesso che dice di ricevere le apparizioni dell’anima di Hugo nelle sembianze di un uccellino, sostiene che si tratta di una congiura contro di lui. Non solo è illegittimo, perché insediatosi a seguito di frode e di minacce, ma è anche uno stupido se non si rende contro che un popolo non può vivere in quelle condizioni e che è la cosa più normale ribellarsi. Maduro, secondo molti, avrebbe le ore contate, #TumbarAMaduro (buttare giù Maduro) e’ l’hashtag del momento. Deve andarsene, il Venezuela deve tornare Paese libero, non governato da Castro, il vero esecutore di tutto, colui che tiene le redini e costringe il burattino Maduro a dire e a fare qualsiasi cosa. Il Venezuela intanto si riempie di soldati cubani, arrivano in aiuto al governo delinquente, perché Cuba teme di perdere i benefici da troppi anni goduti.

Addirittura dal Venezuela risulterebbe impossibile scaricare fotografie e video; difficile vederli: un blocco studiato dal Governo fascista. La società telefonica CANTV, dello Stato, controlla il 95% del traffico Internet. Mercoledì nessun canale televisivo ha trasmesso immagini dell’opposizione, non hanno nemmeno parlato del fatto, proprio come accade in Italia.

Noi venezuelani, figli di italiani, ci sentiamo umiliati due volte, dal nostro Paese che è in mano a una manica di pazzi dittatori e dal Paese dei nostri genitori, l’Italia, che non si degna di far luce su questo dramma.

Continuiamo a restare in contatto. Noi il cuore lo abbiamo. Noi. La lotta per la pace e la libertà continua. Intanto al Tg1 e al Tg5 continuano a parlare dell’ultimo amore delle veline.

#SosVenezuela.

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Cosmo de La Fuente (Carlos Gullì)