L’Ue boccia l’Italia. Debito pubblico troppo elevato, crescita lenta

Bruxelles – L’Italia, secondo l’Ue, è uno dei paesi, insieme a Croazia e Slovenia, che soffrono di  “squilibrio macroeconomico eccessivo”. Queste parole suonano come una pesante bocciatura del processo di riforme avviato  dall’Italia per cercare di aumentare la crescita, ben al di sotto della media europea, di diminuire l’alto tasso di disoccupazione, aumentare la competitività economica del nostro paese, mettere in equilibrio i conti pubblici.
Occorre, secondo Bruxelles, “un’azione urgente”, su debito pubblico, sempre più da record, e competitività. Urgente, ricordano da Bruxelles, per evitare il rischio contagio a tutta l’Eurozona.
L’Italia deve affrontare il debito pubblico molto alto e la debole competitività esterna: entrambe le cose hanno radici della protratta e fiacca crescita della produttività e richiede urgente attenzione politica”. Il bisogno di un’azione decisiva che riduca il rischio di effetti negativi sul funzionamento dell’economia e dell’Eurozona è particolarmente importante data la misura dell’economia italiana”. E ancora: “L’alto debito pubblico costituisce un pesante fardello per l’economia , soprattutto in un contesto di crescita cronicamente bassa e di inflazione contenuta. Ottenere e mantenere un avanzo primario molto alto e perseguire una crescita robusta (entrambe cose necessarie per mettere il rapporto fra debito e Pil su un percorso di decisa riduzione) sarà una sfida importante”. 

Una manovra  in più? – D’altro canto, rileva l’Ue, “l’Italia ha compiuto progressi verso il suo obiettivo di medio termine per la finanza pubblica. L’aggiustamento del saldo strutturale nel 2014 come attualmente previsto appare insufficiente dato il bisogno di ridurre il grandissimo parametro debitorio ad un passo adeguato”.
L’Ue chiede quindi all’Italia maggiore impegno, tradotto: riforme.
Dopo Berlusconi, Monti e Letta, la palla passa ora al neo governo Renzi, spetterà a loro, infatti, mettere in campo le riforme necessarie che l’Europa chiede ormai da troppo tempo.